Processo 35mm anamorfico con rapporto ~2,55:1 senza ottiche addizionali — più pulito dell'anamorfismo tradizionale. Costoso, rarissimo oggi.
Il Technirama nacque negli anni '50 come risposta alle limitazioni degli obiettivi anamorfici standard. Invece di avvitare accessori ottici davanti alla cinepresa — che portano sempre a distorsioni, immagini fantasma e aberrazioni cromatiche — l'ottica anamorfica fu integrata direttamente nel corpo macchina della cinepresa. Il risultato: un nitido formato widescreen 2,55:1 senza gli artefatti tipici dei classici adattatori anamorfici. Chiunque abbia mai girato con un adattatore anamorfico economico conosce il problema: durante la messa a fuoco l'immagine si distorce e in controluce si creano bagliori che appaiono poco professionali. Il Technirama eliminò questi problemi grazie a un'eleganza costruttiva.
La criticità pratica, tuttavia, era il prezzo e la complessità. Una cinepresa Technirama era costosa da acquistare, più difficile da mantenere e meno flessibile di una cinepresa standard da 35 mm con accessori anamorfici. Ciò portò al fatto che il Technirama non si affermò mai in modo capillare: solo i grandi studi e le produzioni indipendenti ambiziose vi ricorsero. Si trova il procedimento sporadicamente in produzioni europee e americane degli anni '60 e '70, spesso come scelta stilistica consapevole. La qualità dell'immagine era otticamente superiore al procedimento anamorfico standard: meno distorsione ai bordi, nitidezza dei contorni più precisa, illuminazione più omogenea. Per riprese con molti giochi di luce o primi piani, il Technirama era la soluzione più elegante.
Oggi il Technirama è storicamente rilevante: chi restaura o gira in 35 mm anamorfico dovrebbe conoscere il procedimento. Dimostra che l'industria riconobbe presto: l'anamorfico è costoso e difettoso se trattato solo come un'ottica aggiuntiva. Il Technirama fu il tentativo di concepire il formato immagine anamorfico come una soluzione nativa della cinepresa. I moderni sensori anamorfici digitali o i sistemi ottici funzionano secondo principi simili: la correzione anamorfica all'interno del corpo macchina, non come un add-on. In questo senso, il Technirama fu tecnologicamente avanti rispetto al suo tempo.