Formato 35mm a 2 perforazioni — economico ma grana marcata e inconfondibile. Cinéma italiano anni 60/70, ormai obsoleto.
Due perforazioni invece di quattro: questa era l'idea alla base del Techniscope, e doveva far risparmiare milioni alle produzioni. Il formato utilizzava materiale cinematografico da 35 mm, ma impressionava solo due perforazioni per fotogramma invece delle quattro standard. Il rapporto d'aspetto era di 1,33:1, praticamente l'Academy Ratio. Sembra efficiente, e lo era: si poteva girare il doppio del tempo prima che la bobina fosse piena.
Il problema era la grana. Poiché l'area dell'immagine era più piccola, era necessario ingrandirla notevolmente in fase di stampa. Il granulo diventava visibile, la nitidezza dell'immagine ne risentiva, il contrasto si appiattiva. Tuttavia, questa caratteristica rese il Techniscope anche iconico: non nonostante, ma grazie a questa particolarità visiva, i film di quell'epoca rimangono impressi. Registi italiani — Sergio Leone, Dario Argento, altri artigiani del genere degli anni '60 e '70 — amavano il formato perché riduceva gli alti costi del film e allo stesso tempo portava con sé un look grezzo e immediato che si adattava alle loro storie. La grana diventò un'estetica, non una debolezza.
Sul set non si nota alcuna differenza: la cinepresa funziona normalmente, la meccanica semplicemente fa passare il formato d'immagine più stretto. La differenza sta nei costi del materiale e successivamente nell'elaborazione ottica. Chi ingrandisce il Techniscope deve sapere che la grana non può essere semplicemente filtrata via senza rovinare l'intera immagine. Questo non è un bug, è una caratteristica: se la si capisce.
Oggi il Techniscope è morto. Il digitale non costa nulla in termini di archiviazione, e chi vuole risparmiare materiale gira semplicemente meno o più brevemente. L'archiviazione e il restauro del materiale Techniscope, d'altra parte, sono una sfida: le due perforazioni richiedono scanner speciali e la grana rende difficile la digitalizzazione senza perdita di qualità. Le retrospettive dimostrano: il formato è inconfondibile, anche se nato da una pura necessità di risparmio. Chi vede i film di genere italiani di quel decennio, si trova immerso nell'estetica Techniscope — e questa è ancora efficace oggi.