Conversione elettronica di pattern luminosi in segnali audio — tecnica d'avanguardia degli anni '20. Fischinger e altri usavano sintetizzatori di luce per generare suono da forme visive.
Disegni con la luce invece che con la penna: questo è il nucleo dell'optophonia. L'idea: forme visive che dipingi sulla pellicola o generi con sorgenti luminose vengono lette da una cellula fotoelettrica e tradotte direttamente in segnali audio. Nessuna scorciatoia tramite la notazione, nessun hardware di sintesi classico. La luce stessa diventa portatrice di suono.
Negli anni '20, artisti come Oskar Fischinger e altri avanguardisti sperimentarono questa tecnica. Scarabocchiavano e disegnavano su pellicole, facevano scorrere forme geometriche su dischi luminosi – e dal proiettore usciva il suono. Nessun musicista, nessun microfonaggio di strumenti. Pura conversione luce-suono. Fischinger la utilizzò per film astratti, dove la composizione visiva e quella sonora provenivano dalla stessa mano – perché erano letteralmente la stessa cosa. La generazione del suono era controllabile visivamente, direttamente sul set o nel processo di montaggio.
In pratica funziona così: un dispositivo di scansione optoelettronica (originariamente una cellula fotoelettrica, successivamente sensori più complessi) segue i valori di luminosità sulla pellicola o su una sorgente luminosa proiettata. Alta luminosità = alta frequenza, forme specifiche = timbri diversi. Quindi, disegni un'onda sinusoidale e questa diventa udibile come un tono sinusoidale. Disegni un'onda a dente di sega e senti un suono a dente di sega. È una sintesi visiva diretta – un precursore dei moderni metodi di sintesi ottica e degli approcci di sound design basati su campioni.
Oggi l'optophonia è meno utilizzata nella produzione, ma il concetto vive nei processi digitali: spettrogrammi, wavelet, visualizzazione basata sulla frequenza. Alcuni cineasti sperimentali e sound artist ricorrono consapevolmente a questa tecnica per rivivere lo stretto legame tra immagine e suono – e per dimostrare che il suono non deve essere composto autonomamente, ma può nascere dalla visualità. È un promemoria che suono e immagine sono correlati a livello fisico e che si possono pensare sinesteticamente insieme.