Dispositivo britannico di registrazione sonora, anni 20–30 — portatile, riproduceva in sync con il film, consentiva il doppiaggio sul set.
Il Warwick Cinephone fu una di quelle brillanti soluzioni intermedie che caratterizzarono il periodo di transizione dal cinema muto al sonoro. Ingegneri britannici svilupparono questo dispositivo portatile negli anni '20 per risolvere il problema centrale: come sincronizzare l'audio con materiale di film muto già girato? La risposta fu un accoppiamento meccanico tra fonografo e proiettore cinematografico — non elegante, ma funzionale.
Il dispositivo funziona secondo un principio semplice. Un grammofono con disco in vinile gira in sincronia con la proiezione del film. L'operatore deve avviare entrambe le macchine con precisione e regolare le velocità di rotazione durante la riproduzione. In pratica, ciò significa: controllo manuale, attenzione costante e il rischio di desincronizzazione ad ogni proiezione. La portabilità era notevole per gli standard dell'epoca — il sistema poteva essere trasportato sul palco di un cinema, utilizzato per proiezioni speciali. Alcune produzioni girarono effettivamente sul set, con gli attori che recitavano al suono di un disco in vinile in riproduzione, agendo in sincronia.
Difficilmente praticabile sul set, ma uno strumento sul lato della proiezione per aggiunte sonore successive. Un regista che volesse aggiungere musica, rumori o dialoghi in seguito, poteva utilizzare il Cinephone: attori o cantanti si esibivano dal vivo sulla sequenza proiettata, il suono veniva registrato parallelamente su disco o un disco esistente veniva riprodotto in sincronia. Sembra semplice, ma fu rivoluzionario in un'epoca priva di sincronizzazione digitale.
Oggi il Cinephone è un pezzo da museo. Le sue debolezze furono fatali: scarsa affidabilità, qualità audio limitata, la dipendenza dai dischi in vinile. Quando i veri sistemi di registrazione sonora ottica e magnetica raggiunsero la maturità sul mercato all'inizio degli anni '30, il dispositivo scomparve rapidamente. Tuttavia, documenta un'idea pratica: la sincronizzazione è il problema, non la soluzione — e i primi cineasti del sonoro furono abbastanza inventivi da accontentarsi di mezzi meccanici, fino all'avvento dell'eleganza digitale.