Specialista 3D che calibra distanza interassiale, convergenza e finestra stereo prima della ripresa — previene affaticamento oculare. Collega aspetti tecnici e creativi.
Lo stereografo lavora davanti alla cinepresa, non dietro. Mentre il direttore della fotografia pensa alla composizione nello spazio 2D, lo stereografo calcola la profondità spaziale per entrambi gli occhi dello spettatore. Si tratta fondamentalmente di una specialità tecnica, ma che diventa immediatamente creativa non appena ci si rende conto che parametri 3D errati rendono una scena intera insopportabile.
Il compito principale: calibrare la distanza interassiale, ovvero la distanza tra l'obiettivo sinistro e quello destro. Troppo vicini? L'effetto 3D risulta piatto. Troppo distanti? L'occhio protesta dopo venti minuti. Lo stereografo lo misura prima dell'inizio delle riprese, lo documenta per ogni inquadratura e collabora con il DoP per garantire che la profondità supporti la storia, invece di distrarre. Nelle riprese con grandangolo estremo o nei primi piani, questo diventa critico: qui lo stereografo decide insieme al regista lo stereo-window, ovvero il piano su cui gli occhi convergono rilassati.
La convergenza è il secondo grande campo: dove si intersecano gli assi ottici delle due cineprese? Se questo punto si trova davanti all'azione, questa sembrerà proiettata verso lo spettatore, potendo risultare opprimente. Se si trova dietro, la scena viene risucchiata all'interno dell'immagine. Lo stereografo calcola tutto ciò, imposta i marcatori per il team di messa a fuoco e per il team VFX, e comunica con il montatore dove saranno le transizioni 3D critiche. In pratica, ciò significa spesso: sedersi molto prima delle riprese, compilare fogli di calcolo Excel, analizzare le riprese di prova.
Il ruolo richiede sia conoscenze tecniche dettagliate che sensibilità creativa. Uno stereografo che conosce solo le schede tecniche diventa un ostacolo. Altrettanto lo è chi dimentica che il 3D non deve essere visibile quando funziona correttamente. I buoni stereografi lavorano a stretto contatto con il DoP e il color grader, perché contrasto, profondità di campo e dinamica dei colori influenzano tutti la percezione 3D.
Sul set stesso, lo stereografo monitora le riprese su speciali display 3D, controllando il ghosting (immagini doppie dovute a parallasse errata) e gli errori di divergenza, dove l'occhio deve attivamente allargarsi invece di focalizzarsi semplicemente. Questo è faticoso, doloroso e distrugge l'esperienza immersiva. Lo stereografo è la prima linea di difesa contro questi errori.