Tecnica 3D stereoscopica senza occhiali — griglie lenticolari e offset di parallasse. Obsoleta, interesse storico.
Chi si occupa di procedimenti autostereoscopici si imbatte inevitabilmente nella Lioretografia — uno di quei sistemi sperimentali dell'era del muto che prometteva un cinema 3D senza occhiali, ma che non superò mai gli impieghi di nicchia. Il procedimento lavorava con uno schermo lenticolare (Lenticular Screen) che veniva applicato davanti al film e che, attraverso sfasamenti di parallasse finemente calibrati tra occhio sinistro e destro, creava diverse prospettive d'immagine. Nessun proiettore speciale necessario, nessun occhiale — teoricamente un sogno. La pratica era diversa.
La logica tecnica era elegante: il cineoperatore doveva catturare simultaneamente due prospettive d'immagine, solitamente attraverso una particolare configurazione dell'obiettivo o tramite sfasamenti laterali della cinepresa che corrispondevano alla distanza interpupillare. Il materiale veniva poi impressionato su una singola striscia di pellicola, dove ogni striscia d'immagine era ottimizzata per un preciso angolo di visione. La griglia di lenti nel proiettore — o davanti allo schermo — deviava i raggi luminosi in modo che solo l'occhio sinistro vedesse la prospettiva sinistra e viceversa. Teoricamente. Nella realtà si creavano effetti di ghosting, spostamenti di colore e massicce perdite di luminosità. Inoltre, lo spettatore doveva sedersi piuttosto centralmente — un movimento laterale distruggeva immediatamente l'illusione.
La Lioretografia rimane storicamente interessante perché dimostrò che il 3D autostereoscopico era già stato concepito negli anni '20 — molto prima dei procedimenti con occhiali polarizzati o attivi. Alcuni cortometraggi e produzioni sperimentali utilizzarono il sistema, ma l'impegno produttivo e la modesta qualità dell'immagine portarono rapidamente alla sua sostituzione da parte della più semplice tecnica anaglifa (occhiali rosso-ciano). Nel cinema digitale moderno, tali concetti vivono un'eco: moderni display lenticolari e display autostereoscopici funzionano secondo principi di parallasse simili, solo con una precisione notevolmente migliore.
Per il professionista di oggi, la Lioretografia è più archeologia che strumento. Insegna però una lezione importante: il 3D senza occhiali richiede un controllo ottico estremo e accetta sempre perdite d'immagine. Chi si occupa di procedimenti 3D storici o ricerca materiale documentaristico sulla storia della tecnica cinematografica dovrebbe conoscere la Lioretografia — come monito di un'ambizione tecnica che precede di gran lunga l'esecuzione.