Formato ottico degli anni 80—più grande del DVD, risoluzione superiore, ma fragile. Reperto d'archivio ormai irrelevante.
Laserdisc
Chi lavorava negli anni '80 e '90 in un ufficio di post-produzione o in un archivio decente conosceva il Laserdisc. Il disco era impressionante: 30 centimetri di diametro, lucido metallico, e se lo si teneva controluce, si vedevano i sottili solchi come su un disco in vinile. Tecnicamente, era il primo supporto di memorizzazione digitale ottico per video in assoluto: un raggio laser leggeva i dati, senza testine meccaniche come nel VHS. La risoluzione era di circa 425 linee, decisamente migliore della qualità VHS — all'epoca un argomento di vendita che funzionava.
L'utilità pratica si limitava tuttavia a settori specializzati. Gli archivisti amavano i Laserdisc per le master di sicurezza, perché la qualità dell'immagine rimaneva stabile e non si degradava nel tempo come il nastro magnetico. I montatori li usavano occasionalmente per mix di prova non compressi o di qualità superiore — specialmente nei restauri di classici. Nell'area asiatica, soprattutto in Giappone e Hong Kong, il supporto veniva utilizzato intensamente per le uscite cinematografiche. Hollywood produceva anche titoli, ma mai con la stessa passione.
Il problema era sempre l'usura e la stabilità di conservazione. Mentre il reparto marketing prometteva «stabilità archivistica per 50 anni», nella realtà si manifestavano presto problemi: attacco fungino sotto il rivestimento protettivo, "Laserdisc rot" (decolorazione ossidativa), errori di riproduzione dovuti a graffi. Poche centinaia di riproduzioni, e si vedevano i primi artefatti digitali. Chi voleva utilizzare un Laserdisc in modo permanente doveva conservarlo in un ambiente climatizzato — il che divenne economicamente insensato per la maggior parte degli studi non appena arrivò il DVD.
Oggi quasi nessuno è più interessato, tranne collezionisti e archivi che conservano supporti storici. Se ci si imbatte in vecchi Laserdisc — ad esempio in fondi d'archivio o nei mercatini delle pulci — sono per lo più illeggibili. Chi deve digitalizzarli necessita di lettori specializzati, che ormai si trovano a malapena. Il Laserdisc rimane un relitto di una tecnologia di transizione: troppo ingombrante per il mercato consumer, troppo fragile per un uso professionale a lungo termine. Per l'attuale lavoro d'archivio, le strategie di migrazione verso sistemi digitali basati su file sono da tempo lo standard.