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Processo Bipack
VFX

Processo Bipack

Bipack Process
Murnau AI illustration
bipack binary space partition bsp stereoplexing intermediate film process dual screen process resampling

Due pellicole scorrono contemporaneamente in camera — una esposta, una mascherata. Genera compositing in-camera senza post.

Due pellicole contemporaneamente in macchina — il procedimento bipack fu la risposta dell'era analogica al compositing digitale. Si facevano scorrere in sincrono nella cinepresa una pellicola impressionata e una pellicola opaca ad alto contrasto, dove la maschera fungeva da maschera ottica. Il risultato: i compositing venivano creati direttamente durante le riprese, non in laboratorio o in post-produzione. Indispensabile per gli effetti speciali degli anni '60 e '70 — si pensi a flying shots, sfocature di copertura o alla combinazione di miniature con live-action.

La gestione pratica richiedeva una sincronizzazione precisa e una preparazione impeccabile delle maschere. La pellicola opaca doveva essere registrata esattamente, altrimenti si verificavano sfarfallii o disallineamenti. I DoP dovevano calcolare l'esposizione due volte: una volta per la pellicola negativa impressionata, una volta per la trasmissione ottica della maschera. Un valore errato portava a aloni indesiderati, bordi sbiaditi o a una sovraesposizione totale del compositing. La qualità della maschera stessa determinava tutto — bordi sporchi o sfocati erano permanenti nell'immagine finale. Per questo motivo, la generazione della maschera e il controllo ottico avvenivano in anticipo nel laboratorio standard.

Scenari d'impiego: navi su sfondi, attori davanti a architetture in miniatura, esplosioni con confini definiti. Anche gli effetti split-screen potevano essere risolti elegantemente in questo modo — si impressionava un lato, si utilizzava la maschera per l'altro, poi si riavvolgeva la pellicola e viceversa. Il grande vantaggio: nessuna perdita di generazione dovuta all'ingrandimento ottico come nella stampa ottica successiva. Lo svantaggio: assoluta inflessibilità. Una volta girato, il compositing era fisso — le correzioni significavano nuove riprese.

Il procedimento scomparve con l'ascesa delle tecniche di compositing digitale negli anni '90. Oggi interessa solo archivisti e storici del cinema che restaurano vecchi negativi. Chi lavora con VFX analogici — sia per scopi didattici o volutamente retrò — deve comprendere la logica ottica del bipack: era un modo di pensare al materiale, non ai pixel. Nessun annulla, nessun livello. Solo luce, pellicola e una sagoma metallizzata.

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