Processo di inversione ottico a quattro coloranti Agfa — film a colori senza chimica umida in set. Sviluppato anni '30, precursore del Kodachrome.
La Agfa sviluppò negli anni '30 un processo che permetteva il film a colori senza la chimica umida dello sviluppo diretto sul set o in laboratorio: il sistema ABTO. Il nome sta per la disposizione degli strati di colorante nella struttura dell'emulsione: strati sensibili al blu, al rosso e all'arancione lavoravano insieme a un filtro giallo posto a monte, per produrre un'immagine a colori stabile durante l'inversione (reversal). Fu rivoluzionario, perché fino ad allora le riprese a colori richiedevano o complessi processi multistrato o laboriosi processi di laboratorio che comportavano ritardi.
La rilevanza pratica risiedeva nel fatto che i cineoperatori potevano lavorare con condizioni di luce diurna standardizzate, simili a quelle che più tardi si sarebbero avute con il Kodachrome, sviluppato parallelamente. Il materiale cinematografico stesso era costruito con alta sensibilità, in modo che i coloranti ottici reagissero direttamente nell'emulsione durante l'esposizione. A differenza dei processi multistrato, che richiedevano separazioni cromatiche separate, l'ABTO offriva una soluzione diretta: esposizione, inversione, fatto. Ciò non solo risparmiava tempo, ma riduceva anche le fonti di errore nella successiva combinazione dei colori.
Storicamente, il processo ABTO rimase un episodio. Il Kodachrome si affermò: più veloce, più stabile, migliore resa cromatica. Sebbene il materiale ABTO fosse praticabile, il controllo tecnico sulla saturazione del colore era limitato e la stabilità di conservazione dei coloranti si rivelò un punto critico. La Agfa dovette presto riorientare il suo prodotto di punta. Ciononostante, l'ABTO segnò un punto di svolta: per la prima volta la documentazione e la produzione commerciale potevano utilizzare il colore durante le riprese senza processi di laboratorio separati. Per il professionista sul set, ciò significava concretamente maggiore libertà: nessuna dipendenza da speciali attrezzature di laboratorio in loco, nessun ritardo nella visione delle riprese.
Nel contesto delle prime tecniche di film a colori, l'ABTO si colloca tra i processi multistrato (come il Technicolor Three-Strip) e la moderna logica del film a inversione multistrato. Fu un tentativo di unire efficienza e qualità dell'immagine, e dimostrò che l'industria aveva già allora capito: il cineoperatore ha bisogno di una tecnica colore rapida e affidabile, non di complicati trucchi dietro la macchina da presa.