Processo di proiezione panoramica (1952–1959) con tre telecamere e proiettori 35mm sincronizzati — immagine avvolgente immersiva. Precursore del cinema immersivo moderno.
Il Vitarama nacque a metà degli anni '50 come risposta a un problema fondamentale: come far entrare davvero il pubblico nella scena, non solo visivamente, ma spazialmente? Il sistema utilizzava tre cineprese 35mm sincronizzate che registravano in parallelo e che in seguito dovevano essere proiettate su tre proiettori opportunamente disposti. Il risultato era un campo visivo che si estendeva per circa 146 gradi attorno allo spettatore, decisamente più ampio del formato cinematografico classico, quasi un'esperienza orizzontale a tutto tondo.
La sfida tecnica era considerevole: tre cineprese dovevano essere sincronizzate con precisione al pixel, esposizione, messa a fuoco e montaggio dovevano connettersi senza soluzione di continuità. Sul set, ciò significava un modo di lavorare completamente diverso rispetto alle riprese normali. Non si poteva semplicemente fare una panoramica da sinistra a destra: ogni cinepresa copriva il suo angolo di campo e i tagli tra le tre pellicole dovevano essere posizionati strategicamente. Il montaggio richiedeva la massima pazienza: ogni fotogramma doveva corrispondere su tre pellicole, la sincronizzazione audio era un incubo con proiettori meccanici.
Solo una manciata di produzioni utilizzò realmente il formato: il Cinerama, il sistema concorrente più noto, dominò il mercato. Il Vitarama scomparve intorno al 1959, troppo costoso, troppo complicato, troppo pochi cinema con la tecnologia adeguata. Ma il principio rimase: flussi di immagini multipli e sincronizzati per creare immersione. Oggi lo vediamo di nuovo nelle installazioni IMAX, nelle produzioni VR, nei cinema simulatori, solo in digitale, con meno sforzo meccanico.
Per noi operatori di ripresa, il Vitarama fu una prova di concetto: più largo non è automaticamente meglio se la logistica crolla. Ma la domanda stessa, "come creo presenza spaziale?", porta direttamente ai moderni formati immersivi. Chi lavora con configurazioni multi-camera o produzioni basate su rig, segue le orme di questi pionieri del grande schermo.