Conflitto armato 1955–75 tra Vietnam del Nord e del Sud (quest'ultimo sostenuto dagli USA)—fondamentale per narrativa e estetica visiva di guerra.
La guerra del Vietnam ha cambiato il cinema in modo fondamentale — non solo come evento storico, ma come problema visivo e narrativo che ancora oggi impegna i cineasti. Dalla metà degli anni '60, i registi dovettero decidere: racconto la guerra come un'avventura, una tragedia, uno scandalo politico o un trauma sensoriale? Questa scelta determinava l'aspetto del film, il montaggio, i suoni utilizzati.
In pratica, sul set e in fase di montaggio, ciò significò un radicale allontanamento dalle convenzioni dei vecchi film di guerra. La classica logica del montaggio — tagli netti tra primo piano e sfondo, establishing shots per l'orientamento spaziale — non funzionava più se si voleva mostrare caos, disorientamento e orrore. Registi come Francis Ford Coppola (Apocalypse Now) lavorarono con inquadrature estremamente lunghe, dissolvenze, colonne sonore sovrapposte e posizioni di macchina instabili. Il look divenne soggettivo, confuso — un'immagine formale dell'esperienza stessa. Non era decorazione; era un argomento espresso attraverso i mezzi.
La narrazione contro la guerra — e questo distingue fondamentalmente il film sul Vietnam da quello sulla Seconda Guerra Mondiale — mette in discussione l'autorità dell'istituzione militare. L'eroe non è il soldato coraggioso, ma spesso il disilluso, il disertore o colui che crolla moralmente. Le posizioni di macchina furono scelte deliberatamente per mostrare questa de-potenzializzazione: prospettiva dal basso sui subordinati, camera a mano per il caos e l'inaffidabilità anziché stabilità e visione d'insieme. Nel montaggio si ricorse a jump cut, ellissi, salti temporali — tecniche precedentemente considerate transizioni "sporche", per esprimere la frammentazione della percezione.
Ciò che plasma esteticamente il film sulla guerra del Vietnam è anche la sua crudezza visiva. A differenza della rappresentazione bellica in soft focus dei decenni precedenti: sangue, distruzione, giungla come ambiente ostile, non come scenario. La gradazione del colore divenne più cupa, più verde, più impura — il colore come atmosfera, non come decorazione. Ancora oggi i cineasti utilizzano questo vocabolario quando vogliono mostrare soldati moralmente dubbiosi o politicamente frammentati. Il film sulla guerra del Vietnam creò un nuovo linguaggio per lo scetticismo verso la guerra in generale — e questo linguaggio è ancora presente in ogni film di guerra contemporaneo che voglia offrire qualcosa di diverso dalla glorificazione.