Video promozionale breve di 60–120 secondi tagliato da scene del film. Cinque e piattaforme; attrae senza rivelare la trama.
Il trailer vive di una grammatica diversa rispetto al film stesso. Non si monta per raccontare la storia, ma per creare desiderio. Sembra semplice, ma è una disciplina artigianale completamente diversa. Sul set, spesso si sa già: questa scena finirà nel trailer. Il regista pensa per immagini che vendono. L'azione migliore, la reazione più intima, il momento visivo più grande: tutto viene mentalmente contrassegnato per i 90 secondi che scorreranno più tardi al cinema.
In pratica, un trailer funziona attraverso ritmo e informazioni a piccole dosi. Si lavora con jump-cut, tagli veloci che spingono avanti il ritmo, senza mai soffermarsi troppo a lungo su un'inquadratura. Il sound design qui non è respiro come nel film, ma impatto: un successo musicale, un whoosh, uno spezzone di dialogo della lunghezza giusta. Spesso si monta in contrapposizione alle parole pronunciate o alla musica per creare tensione. Questo ricorda tecniche di montaggio che si conoscono anche dal teaser, solo con più sostanza. Il teaser ti incuriosisce, il trailer ti vende la premessa: cos'è questo film? Chi sono i personaggi? Perché dovresti sacrificare le prossime due ore per vederlo?
Il montaggio di un trailer richiede una psicologia diversa dal montaggio di un lungometraggio. Si inseriscono informazioni visive in tempi brevissimi. Non si riprendono mai sequenze più lunghe: si estraggono singoli momenti dalle scene e li si ricompone. A volte si creano combinazioni di dialoghi che nel film non esistono affatto. Questo è permesso, anzi desiderato. La musica qui ha un peso maggiore rispetto al film stesso; è il regista invisibile del ritmo. Per mercati diversi servono versioni diverse: la versione tedesca può essere decisamente più veloce e diretta di quella angloamericana, che ama lasciare più respiro.
Per quanto riguarda il timing: 60 secondi sono lo standard per il web, da 90 a 120 secondi per TV e cinema. Si deve decidere in pochi frame. I punti di taglio non si trovano in pause naturali, ma seguono la musica, non la logica. Sul monitor si vede subito se il ritmo funziona. Se dopo il terzo secondo annoia, se ne accorge chiunque. I professionisti del trailer sono spesso ex pubblicitari o montatori di videoclip musicali. Le tecniche si sovrappongono. La differenza: nel trailer, nonostante tutta la velocità, devi preservare il DNA del film. Un trailer drammatico ha un aspetto diverso da un trailer di un film d'azione, non solo per il materiale visivo, ma per il ritmo del montaggio.