16mm con gate ampliato recuperando lo spazio della traccia ottica — immagine cinematografica su pellicola più piccola. Standard per documentari e produzioni indipendenti.
Il Super 16mm nasce da una semplice ma efficace rielaborazione del classico 16mm: si rinuncia alla colonna sonora ottica e si utilizza questo spazio per una maggiore superficie dell'immagine. Sembra marginale, ma la conseguenza è notevole: il formato dell'immagine passa da 1:1,37 a circa 1:1,66, avvicinandosi molto di più al formato cinematografico moderno rispetto allo standard 16mm. Questa altezza aggiuntiva fa la differenza tra un'immagine stretta e un po' compressa e una composizione che offre effettivamente spazio per respirare.
In pratica, il Super 16mm è stato a lungo il formato di lavoro per documentari e fiction a basso budget, non per romanticismo, ma per necessità. Il risparmio sui costi rispetto al 35mm era considerevole, la qualità dell'immagine con una buona esposizione era del tutto accettabile e la tecnologia delle cineprese decisamente più mobile. Girando in Super 16mm, si lavora con cineprese più leggere (Aaton, serie Arriflex SR), set di luci più piccoli e una troupe complessivamente più snella. Questo rende possibili le produzioni in location, le riprese "guerrilla" e gli approcci di ripresa spontanei.
Il punto critico risiede nel montaggio e nell'esposizione: il Super 16mm deve essere esposto con attenzione. La sovraesposizione porta a una visibile grana, la sottoesposizione si rivela immediatamente nelle ombre. Chi lavora con questa emulsione deve conoscere la propria cinepresa: bilanciamento del bianco, valori di diaframma, la caratteristica cromatica dello stock specifico. Non è uno svantaggio, ma parte del mestiere. La grana, che appare correttamente esposta, oggi è spesso desiderata e autentica, non una limitazione tecnica.
Il Super 16mm è stato successivamente spesso convertito in "digital intermediary", ovvero trasferito su DCP o Digital Master, chiudendo così il cerchio con la produzione moderna. Oggi è meno mainstream, ma laddove il materiale analogico ha senso (certi documentari, film d'autore, estetica volutamente anacronistica), il Super 16mm trova ancora il suo posto. Vale la pena sapere come gestirlo: la composizione dell'immagine, la disciplina della luce e l'intimità del formato influenzano un film in modo duraturo. Il risultato non è più grande, ma più denso.