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Controcampo
Macchina da presa · Termini

Controcampo

Reverse Shot
Murnau AI illustration
flow para roll shot take

Inquadratura che mostra l'interlocutore in un dialogo o scena, tipicamente dopo il traversamento dell'asse d'azione secondo la direzione dello sguardo.

Dettagli Tecnici

I controcampi standard utilizzano focali tra 35mm e 85mm su sensori full-frame per garantire proporzioni naturali. La rottura dell'asse avviene lungo una linea immaginaria definita dalle direzioni dello sguardo o del movimento dei protagonisti. Nelle scene di dialogo, la cinepresa si posiziona tipicamente con un angolo di 30°-45° rispetto alla linea del viso degli attori. I piani "over-the-shoulder" (OTS), come variante del controcampo, mostrano il 20-30% della spalla dell'interlocutore per creare orientamento spaziale. I "clean singles" rinunciano a questo riferimento e isolano completamente l'attore.

Storia & Sviluppo

Nel 1909, D.W. Griffith stabilì il sistema "shot-reverse-shot" con "The Lonely Villa" come base narrativa del cinema classico di Hollywood. Edwin S. Porter aveva già sperimentato tagli prospettici nel 1903 in "The Great Train Robbery", ma senza un'applicazione sistematica della regola dei 180°. John Ford perfezionò la tecnica negli anni '30 attraverso un preciso rispetto dell'asse e una ponderazione emotiva delle dimensioni delle inquadrature. La Nouvelle Vague, attorno a Jean-Luc Godard, ruppe consapevolmente con queste convenzioni a partire dal 1960, utilizzando i jump cut come alternativa al classico principio del controcampo.

Uso Pratico nel Cinema

Steven Spielberg utilizza in "Jaws" (1975) controcampi asimmetrici tra Quint e Hooper, dove le inquadrature di Quint appaiono compresse da teleobiettivi da 200mm e quelle di Hooper allargate da grandangoli da 28mm. In "The Shining", Stanley Kubrick stabilisce una dinamica di potere attraverso sottodimensioni estreme nei controcampi tra Jack e Wendy. Akira Kurosawa, nei suoi film di samurai, rinunciò spesso ai controcampi classici, optando invece per configurazioni multi-camera con obiettivi da 75mm, 150mm e 300mm per la registrazione simultanea.

Confronto & Alternative

Gli insert shots interrompono lo schema shot-reverse-shot con riprese di dettaglio di oggetti o mani, mentre i cutaway passano a scenari completamente diversi. I master shots con movimenti di macchina hanno sostituito sempre più le sequenze statiche di controcampi a partire dagli anni '90, ad esempio attraverso movimenti di Steadicam o coreografie con gimbal. Le cineprese a 360° consentono dal 2016 nelle produzioni VR la cattura simultanea di tutte le angolazioni, rendendo obsoleto il classico controcampo. La fotografia a profondità di campo estesa alla Gregg Toland mostra entrambi i interlocutori a fuoco in un'unica inquadratura, evitando completamente i tagli.

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