Letteratura sensazionalista stampata economicamente all'inizio del XX — detective, Western, fantascienza su carta scadente. Il suo stile visivo plasma il B-movie e il cinema di genere.
Il cinema pulp attinge a un atteggiamento estetico molto specifico: esagerazione invece di sottigliezza, slogan visivo invece di profondità psicologica. Chi lavora con il pulp, lavora con il colore come arma — rossi, gialli, arancioni sgargianti su supporti economici, che devono imprimersi nella memoria. Sul set te ne accorgi subito: la scenografia non sceglie ciò che è realistico, ma ciò che starebbe bene su una copertina sfocata. Non c'entra nulla la nostalgia. È primitivismo consapevole come mezzo stilistico.
Il modello letterario — quelle riviste e periodici degli anni '20 fino agli anni '50 — detta una specifica struttura narrativa: tagli rapidi tra le linee narrative, niente esposizione noiosa, subito nel vivo. Il direttore della fotografia lavora qui con alto contrasto, forte illuminazione dall'alto (eredità del Film Noir) o un'illuminazione volutamente piatta, quasi da fumetto. Tarantino l'ha recuperato negli anni '90 — non inteso ironicamente, ma come linguaggio cinematografico legittimo. I jump-cut, i salti sonori improvvisi, le esplosioni della colonna sonora — tutto questo viene dal pulp.
In pratica, significa: lavorare con tipi invece che con personaggi. Il detective non è psicologicamente sfumato, lui agisce. La donna non è ambivalente, è mistero o pericolo o entrambi. La violenza non è documentaristica, è spettacolo — lunghi piani sequenza in slow-motion, pattern di sangue irrealistici, tutto esagerato. Al montaggio succede la stessa cosa: nessun taglio sottile tra due inquadrature, ma indugiare su un'inquadratura, poi un taglio come un pugno.
La rilevanza attuale: l'estetica pulp domina i B-movie, le ricostruzioni grindhouse e i film di genere volutamente "trashy". Le serie Netflix usano composizioni pulp. E nell'era dello streaming, una nuova letteratura pulp si è affermata digitalmente — trame condensate in 90 minuti, velocità invece di sfumature. Come direttore della fotografia, capisci subito: il pulp è un rifiuto radicale del raffinatezza. Non si tratta di essere eleganti. Si tratta di colpire — visivamente, emotivamente, materialmente.