Antica tecnica fotomeccanica — base plastica con emulsione fotografica incisa, senza retino di mezzitoni. Immagini cristalline per foyer cinematografici e riviste specializzate.
Chi negli anni '20 aveva bisogno di un poster cinematografico o di un annuncio pubblicitario al cinema con il massimo dettaglio — senza la grana di una quadricromia — si rivolgeva al Plastigramm. La tecnica utilizzava una lastra di plastica in cui l'emulsione fotografica veniva colata direttamente. Il risultato: stampe nitidissime e ricche di dettagli con toni di grigio naturali, non generati da punti meccanici. Per i reparti marketing degli studi, questo fu un punto di svolta — i ritratti delle star risplendevano dalle riviste specializzate con una brillantezza che la stampa a retino all'epoca non poteva offrire.
Sul set o nella versione montata, il Plastigramm non aveva un ruolo diretto, ma chi era responsabile della pubblicità ne conosceva subito la differenza. Un Plastigramm di una scena rilasciata per le foto stampa appariva più cinematografico, più immediato. L'emulsione catturava i più fini valori di luce — pupille, gocce di sudore, pieghe nei costumi — senza scomporli in punti di retino. Il fotografo e lo stampatore lavoravano a stretto contatto: lo scatto doveva essere tecnicamente perfetto in termini di esposizione, poiché le post-correzioni sulla lastra di plastica erano laboriose e costose.
Il suo periodo di massimo splendore fu tra il 1930 e il 1950. Le maggiori riviste cinematografiche e pubblicazioni specializzate (ad esempio, per il settore cinematografico stesso) preferivano i Plastigramm per le loro copertine e le gallerie fotografiche. Il procedimento tecnico era tuttavia laborioso: impostazione della luce, esposizione della lastra di plastica, quindi la stampa galvanica — tre o quattro passaggi in più rispetto allo standard della cliché. Le riviste più piccole o i quotidiani potevano permetterselo raramente e rimanevano fedeli alla classica stampa a retino.
Con la rivoluzione dell'offset dagli anni '50 in poi e successivamente con l'elaborazione digitale delle immagini, il Plastigramm scomparve dal flusso di lavoro quotidiano. Oggi è un pezzo da collezione per gli storici del cinema — un ricordo di quanto i dettagli fotografici nitidi fossero tecnicamente complessi nella stampa. Chi sfoglia vecchie riviste cinematografiche e si imbatte improvvisamente in una pagina con una qualità d'immagine cristallina: quello era probabilmente un Plastigramm.