Cinema politicamente impegnato che ritrae movimenti di resistenza — approccio brechtiano, agitazione non intrattenimento.
Il cinema partigiano nasce da un rifiuto consapevole del cinema narrativo classico. Non si gira per evasione o identificazione, ma per vigilanza — lo spettatore deve svegliarsi, non sognare ad occhi aperti. Il lavoro segue una strategia di agitazione: immagini documentarie o semi-documentarie di resistenza, di lotta di classe, di oppressione vengono montate e commentate in modo da incitare all'azione politica. Questa non è drammaturgia nel senso classico, ma argomentazione con il materiale.
In pratica, questo significa sul set e nel montaggio un rifiuto radicale del realismo psicologico. Si evita la macchina da presa empatica, i primi piani, la musica strumentale — al loro posto: campi lunghi, stacchi, voice-over che creano distanza invece di vicinanza. Il ritmo del montaggio non segue la tensione di una trama, ma la sequenza logica di fatti e argomenti. Influenza di Brecht significa concretamente: inserire l'effetto di straniamento in ogni fotogramma. Lo spettatore non deve dimenticare che sta guardando un film — solo così può pensare criticamente.
In pratica, la situazione era questa: film di propaganda sovietica degli anni '20 (Eisenstein, Vertov), neorealisti italiani, documentaristi degli anni '60 come Marker o Godard. Ma anche drammi della classe operaia britannica o film francesi del Maggio '68 funzionavano secondo questo principio. Si gira con pellicola 16mm o con attrezzatura ancora peggiore — non per risparmio, ma come dichiarazione estetica. La grana, i difetti tecnici diventano forma politica. Il montaggio è duro, a volte grezzo — si evitano le dissolvenze, si usano stacchi diretti che dovrebbero scioccare lo spettatore.
La difficoltà sta nel fatto che il cinema di agitazione diventa rapidamente un pamphlet, una mera illustrazione di tesi. I migliori film partigiani riescono quando la forma stessa argomenta — quando cioè macchina da presa, montaggio, suono non sono solo strumenti, ma esprimono essi stessi la posizione ideologica. Questo è artigianalmente più impegnativo del cinema classico, perché si devono rinunciare a tutti i trucchi emotivi e creare invece una pura forza persuasiva attraverso la struttura.