Architettura carceraria di Bentham — il guardiano vede tutti, nessuno lo vede. Metafora di Foucault su sorveglianza e potere. In film: sguardo asimmetrico senza reciprocità visiva.
Nel contesto cinematografico, il Panopticon funziona in modo diverso da quanto suggerisce la metafora architettonica — non si tratta di prigioni, ma della struttura dello sguardo stesso. Lo spettatore siede al buio, osservando su uno schermo un mondo che non lo vede. Questa posizione di visione asimmetrica è il fondamento del cinema classico. La cinepresa assume un punto da cui tutto viene catturato, mentre le persone filmate esistono nella loro realtà fittizia — senza consapevolezza dell'apparato che le osserva. Questo crea un dislivello di potere che Foucault ha poi esteso alla società e al controllo.
Nella pratica cinematografica, il principio del Panopticon si manifesta concretamente nella conduzione della cinepresa e nel montaggio. Una ripresa esterna senza un punto di osservazione stabilito — la cinepresa aleggia quasi sopra la scena, documentando senza una prospettiva visibile — crea esattamente questa struttura panottica. Lo spettatore diventa il guardiano invisibile. Ciò diventa particolarmente evidente nelle riprese con droni o negli extreme high-angle: la prospettiva aerea elimina ogni cambio di sguardo, ogni contrapposizione. I personaggi non possono guardare indietro nell'apparato; non sanno di essere osservati. Questo è controllo cinematografico in senso letterale.
Diventa interessante quando i registi lavorano consapevolmente contro questa struttura panottica. Uno sguardo diretto in cinepresa distrugge il Panopticon — il personaggio riconosce lo spettatore, ricambia lo sguardo, e l'asimmetria crolla. Godard e Straub/Huillet hanno utilizzato questo sistematicamente per impedire la visione non vista. Al contrario, i ritmi di montaggio e la logica della sequenza (establishing shot → dettaglio → controcampo) rafforzano il sistema panottico: sappiamo sempre dove siamo, controlliamo mentalmente lo spazio, ma rimaniamo invisibili.
Ciò ha conseguenze per l'illuminazione: i film che rafforzano il principio del Panopticon spesso lavorano con un'illuminazione diffusa senza una drammaturgia visibile delle ombre. L'illuminazione non deve mostrare da dove proviene — appare onnisciente, presente ovunque. Questo è sottilmente disturbante e crea quella tensione che horror e thriller sfruttano. La cinepresa come osservatore invisibile e onnipotente — questa non è estetica, è tecnologia di controllo in formato cinematografico.