Metodo sperimentale che combinava suono e effetti olfattivi — mirava all'esperienza multisensoriale. Mai commercializzato; curiosità degli anni '30.
Nei primi anni '30, nei laboratori e in alcuni cinema di Copenaghen e Berlino, si sperimentò un'idea che oggi appare assurda: si voleva che i film non solo si sentissero, ma anche si odorassero. I cosiddetti Odorated Talking Pictures — ovvero «film parlati profumati» — combinavano il sonoro con diffusori di profumo controllati meccanicamente dietro lo schermo. Un pianista non suonava più dal vivo; invece, il suono e gli impulsi olfattivi sincronizzati venivano riprodotti dallo stesso nastro cinematografico. Quando l'attore accendeva un sigaro, si diffondeva fumo di tabacco nella sala. Nelle scene con fiori: profumo di gelsomino. La tecnica funzionava secondo il principio del controllo a nastro perforato — simile a un carillon, ma per dispensatori chimici.
Da un punto di vista pratico, il sistema fu un disastro. La diffusione degli odori non poteva essere controllata né temporalmente né spazialmente — un cinema con 300 posti: chi era nel raggio d'azione? Chi no? Diversi spettatori in luoghi diversi percepivano intensità completamente differenti. A ciò si aggiunsero incubi igienici e logistici: stoccaggio di prodotti chimici, inquinamento dell'impianto di ventilazione, odori sovrapposti, reazioni allergiche. Dopo pochi mesi di funzionamento sperimentale, i cinema ritirarono gli esperimenti — il pubblico li trovò distraenti, artificiali e opprimenti.
Storicamente, OTP rimane interessante come tentativo di espandere il cinema oltre l'ambito audiovisivo. Ha però rivelato anche una comprensione fondamentale: gli effetti sinestetici non funzionano attraverso un sovraccarico sensoriale forzato. Un buon film crea illusioni olfattive nella mente dello spettatore — senza sostanze chimiche reali. Le poche proiezioni documentate a Copenaghen e Berlino (circa 1932-1934) lasciarono soprattutto resoconti non filtrati di disagio e mal di testa.
Successivamente, l'industria tentò concetti simili con nomi come Smell-O-Vision (anni '50, con tecnologia di base ma diversa) o AromaScope, senza successo duraturo. OTP rimane il modello disprezzato — una curiosità storica che dimostra: non ogni possibilità tecnica migliora la narrazione.