Area sovraesposta causata da riflessione luminosa su superfici speculari (metallo, vetro, acqua). Si verifica con valori di riflettanza superiori al 90% e causa clipping nelle fotocamere digitali.
Dettagli Tecnici
Gli hotspot si creano con valori di riflessione superiori al 90% su superfici specchianti come metallo, vetro o acqua. Nelle cineprese digitali, valori di luminosità superiori a 100 IRE (Institute of Radio Engineers) causano il clipping del segnale video. Particolarmente critici sono i proiettori Fresnel con potenze da 2K-5K a distanze inferiori ai 2 metri dal soggetto. Luoghi tipici di insorgenza sono le lenti degli occhiali (grado di riflessione 4-8%), le superfici metalliche lucidate (fino al 95%) e la pelle bagnata (12-15% rispetto al 2-5% della pelle asciutta).
Storia & Sviluppo
Il problema esiste fin dall'inizio della cinematografia, intorno al 1895, ma si è intensificato con l'introduzione dell'illuminazione al tungsteno negli anni '20. I fondatori di Arri svilupparono i primi filtri diffusori nel 1932 per evitare gli hotspot. Con la rivoluzione digitale a partire dal 2000, il problema si è aggravato a causa della minore gamma dinamica dei sensori CCD (8-10 stop) rispetto alla pellicola (12-14 stop). Le cineprese moderne come la Alexa 35 raggiungono nuovamente i 17 stop e riducono notevolmente i problemi di hotspot.
Uso Pratico nel Cinema
Roger Deakins evita gli hotspot utilizzando pannelli LED di grandi dimensioni invece di luci puntiformi, come visibile in "Blade Runner 2049" nelle sequenze d'ufficio. Gli hotspot indesiderati vengono eliminati tramite filtri polarizzatori (polarizzazione circolare con rotazione di 45°), griglie a nido d'ape o materiali diffusori come l'Opal Frost. In "Matrix", Bill Pope ha utilizzato consapevolmente gli hotspot sugli occhiali da sole come espediente stilistico per il mondo digitale. Le correzioni in post-produzione avvengono tramite il recupero delle alte luci su materiale RAW o regolazioni locali dell'esposizione.
Confronto & Alternative
Gli hotspot si distinguono dai riflessi interni (lens flare) per la loro natura statica e l'assenza di artefatti ottici. Mentre le alte luci bruciate (blown-out highlights) possono interessare l'intera immagine, gli hotspot rimangono localizzati. I moderni sistemi LED come gli SkyPanel, grazie alla loro ampia emissione luminosa, generano meno hotspot rispetto ai tradizionali spot al tungsteno. La luce riflessa su pareti bianche o pannelli di polistirolo elimina completamente gli hotspot, ma riduce l'intensità luminosa di 2-3 stop.