Filtro ottico con 50 strati alternati di nanometri che blocca la luce infrarossa sopra 680–720 nm e trasmette luce visibile per prevenire dominanti di colore sui sensori digitali.
Dettagli Tecnici
Gli Hot Mirror utilizzano fino a 50 strati alternati di materiali come il biossido di titanio (TiO₂) e il biossido di silicio (SiO₂) con spessori di 50-200 nanometri. La lunghezza d'onda di cutoff si situa tipicamente tra 680-720 nm, con la zona di transizione larga solo 10-20 nm. I formati cinematografici standard impiegano Hot Mirror con un angolo di incidenza di 45° in cubi divisori di fascio o come filtri piani direttamente davanti al sensore. Le versioni di alta qualità raggiungono una densità ottica di 4.0 nella gamma IR e presentano perdite per riflessione inferiori allo 0.5%.
Storia & Sviluppo
I primi Hot Mirror nacquero nel 1950 presso i Bell Laboratories per dispositivi militari di visione notturna. Eastman Kodak adattò la tecnologia nel 1963 per le cineprese professionali, al fine di prevenire danni termici alle emulsioni cinematografiche. Con l'introduzione dei sensori digitali nel 1999, gli Hot Mirror acquisirono nuovo significato, poiché i chip CCD e CMOS presentano un'elevata sensibilità IR. I moderni rivestimenti multispettrali dal 2010 combinano le proprietà degli Hot Mirror con il blocco UV e rivestimenti antiriflesso.
Uso Pratico nel Cinema
In "Mad Max: Fury Road" (2015), gli Hot Mirror hanno prevenuto spostamenti cromatici dovuti all'intensa radiazione desertica sulle cineprese RED Dragon. Roger Deakins li ha utilizzati sistematicamente in "Blade Runner 2049" (2017) per tonalità della pelle consistenti sotto luce mista diurna e artificiale. Gli Hot Mirror eliminano la tipica dominante magenta che si crea sui sensori digitali con elevata esposizione IR. Nelle produzioni con green screen, prevengono lo spill IR dai riflettori, che causa problemi di keying. Il filtro riduce anche il rumore termico durante riprese prolungate o con valori ISO elevati.
Confronto & Alternative
A differenza dei Cold Mirror, che lasciano passare l'IR e riflettono la luce visibile, gli Hot Mirror bloccano completamente la radiazione termica. I filtri UV/IR Cut combinano entrambe le funzioni, ma spesso mostrano proprietà ottiche inferiori. Nelle riprese in condizioni di scarsa illuminazione, gli Hot Mirror possono essere sostituiti da filtri IR bloccanti commutabili, che vengono disattivati di notte. Le cineprese moderne come la ARRI Alexa Mini LF integrano rivestimenti Hot Mirror direttamente nella finestra del sensore, rendendo superflui i filtri esterni.