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HMC Coating
Macchina da presa · Termini

HMC Coating

Murnau AI illustration
flow para roll take

Rivestimento antiriflesso multistrato di fluoruro di magnesio, ossido di titanio e ossido di silicio che raggiunge 99,7–99,9% di trasmissione luminosa e elimina le immagini fantasma.

Dettagli Tecnici

Il trattamento HMC è composto da strati alternati di fluoruro di magnesio (MgF₂), ossido di titanio (TiO₂) e ossido di silicio (SiO₂) con indici di rifrazione compresi tra 1,38 e 2,35. Lo strato più esterno ha una durezza di 6-7 sulla scala Mohs e resiste a sollecitazioni meccaniche fino a 200 Newton per centimetro quadrato. I moderni sistemi HMC trasmettono il 99,7-99,9% della luce incidente nell'intervallo spettrale da 400 a 700 nanometri. Varianti speciali come Nano Crystal Coating (Nikon) o ASC (Canon) integrano inoltre nanostrutture cristalline che mantengono riflessioni inferiori allo 0,1% anche ad angoli di incidenza estremi superiori a 60°.

Storia e Sviluppo

Zeiss introdusse nel 1935 il primo trattamento multistrato con fluoruro di magnesio. Canon sviluppò nel 1971 il primo trattamento HMC praticabile per i suoi obiettivi FD, raggiungendo valori di trasmissione del 98,5%. Nikon seguì nel 1977 con l'Integrated Coating (IC), ottimizzato appositamente per i suoi obiettivi AI. Dal 1995, gli impianti di evaporazione a fascio elettronico hanno permesso la produzione di rivestimenti fino a 15 strati con tolleranze inferiori a 2 nanometri. Dal 2010 dominano i processi assistiti da plasma, che integrano anche strati polimerici organici e raggiungono valori di trasmissione del 99,9%.

Uso Pratico nel Cinema

Ridley Scott utilizzò esclusivamente obiettivi Zeiss con trattamento HMC per "Blade Runner" (1982) per evitare immagini fantasma nelle complesse riprese notturne con più sorgenti luminose. Roger Deakins si affida sempre a moderni trattamenti HMC per le riprese in controluce, come dimostrato nelle sequenze nel deserto di "Sicario" (2015). Il trattamento consente rapporti di contrasto superiori a 2000:1 senza artefatti di luce diffusa. Nelle produzioni IMAX, il trattamento HMC è standard, poiché le ampie superfici dei sensori sono particolarmente suscettibili alle riflessioni tra obiettivo e vetro protettivo. I coloristi Digital Intermediate segnalano un 15-20% in meno di sforzo nella rimozione degli artefatti nelle riprese con trattamento HMC.

Confronto e Alternative

I semplici trattamenti MC (3-5 strati) raggiungono solo il 97-98% di trasmissione e falliscono con sorgenti luminose a LED con spettri a banda stretta. Il Super Multi Coating (SMC) di Pentax utilizza 11 strati e raggiunge valori simili all'HMC, ma si concentra maggiormente sulla gamma UV inferiore a 400 nm. I moderni trattamenti nano come l'EBC di Fujifilm o il DG DN di Sigma superano i classici sistemi HMC grazie alle proprietà idrofobiche e alle superfici autopulenti. Per l'Available Light e le situazioni Low-Key, il trattamento HMC rimane indispensabile, mentre in condizioni di studio controllate anche i trattamenti MC forniscono risultati sufficienti.

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