Sfocatura di movimento o immagine residua di movimento veloce — causato da otturatore lento o motion blur estremo. Minimizzare con frame rate più alto.
Con movimenti rapidi della telecamera o oggetti che sfrecciano nell'inquadratura, a volte lasciano un'immagine fantasma sfocata: questo è il ghosting. Lo si nota in particolare quando una persona o un'auto passa ad alta velocità e l'otturatore rimane aperto troppo a lungo. Il risultato: più immagini dello stesso oggetto, leggermente sovrapposte e sfalsate, nello stesso fotogramma. Non è un vero motion blur, ma piuttosto un artefatto visivo che risulta fastidioso e mina la nitidezza dell'immagine.
La causa risiede nel tempo di esposizione. Con frame rate bassi — circa 24 fps nel cinema classico — e angoli di otturatore standard (180°) il sensore rimane aperto per un tempo relativamente lungo. Se poi si effettua un rapido movimento di panoramica o un oggetto attraversa l'inquadratura a velocità estrema, il sensore cattura praticamente più posizioni consecutive in un unico fotogramma. La differenza rispetto al motion blur voluto: il ghosting appare pixellato, frammentato, innaturale — sembra un errore tecnico, non un'intenzione cinematografica. Il problema si aggrava nel formato digitale, perché sensori e display moderni rendono questi artefatti in modo sgradevole.
Sul set, minimizzi il ghosting con tre approcci: aumenta il tuo frame rate — 48 fps o 60 fps riducono notevolmente il problema, perché l'otturatore si chiude più spesso tra un fotogramma e l'altro. Riduci l'angolo di otturatore: invece di 180° usi 90° o meno, ma sacrifichi consapevolmente il motion blur. Oppure rallenta il movimento dell'oggetto — non sempre possibile, ma a volte si gioca consapevolmente con la velocità della coreografia o della direzione di marcia. In montaggio, il problema è difficilmente riparabile senza falsare il movimento.
Nella vita di tutti i giorni, vedi spesso il ghosting in scene d'azione girate con un frame rate troppo basso e uno shutter standard — particolarmente visibile nei rapidi movimenti di panoramica nei documentari o negli eventi dal vivo. Non è fatale, ma è un chiaro segno di disattenzione tecnica. I professionisti lo chiamano anche effetto stroboscopico, quando la sovrapposizione diventa ritmica. Riconosci la differenza dal vero motion blur dal fatto che il ghosting si percepisce in modo discontinuo — più posizioni nette e sovrapposte invece di una traccia di movimento morbida.