Studio britannico (1924–1951) — melodrammi sfarzosi con profondità psicologica e costumi sontuosi. Antitesi della sobrietà di Ealing.
Chi vuole studiare il cinema britannico degli anni '40 non può ignorare le produzioni Gainsborough — e per una buona ragione. Lo studio era la forza psicologica contrapposta all'estetica ordinata e socialmente critica di Ealing. Dove Ealing predicava la ragione, Gainsborough girava abissi interiori, ossessione, tensione sessuale. I cineasti lì — in particolare registi come Basil Dearden e Arthur Crabtree — non intendevano il melodramma come pacchiano, ma come strumento psicologico. Inserivano profondità in sete e tende di velluto.
La firma era inconfondibile: sontuosi costumi d'epoca (The Man in Grey, 1943; Madonna of the Seven Moons, 1944), set oscuramente illuminati, una focalizzazione quasi ossessiva sulla psiche femminile frammentata — trauma, follia, passione repressa. Dal punto di vista della macchina da presa, si lavorava con un'illuminazione ad alto contrasto, giochi di ombre drammatici che dovevano apparire più espressivi che naturalistici. Non era realismo; era proiezione emotiva in forma visiva. Il cast era voluminoso — stratificato nella performance — perché i personaggi dovevano essere psicologicamente complessi, non piatti.
Sul set, ciò significava per la troupe un modo di lavorare diverso rispetto al razionale metodo Ealing. Le produzioni erano più costose, i tempi di ripresa più lunghi, perché ogni moto interiore doveva essere reso visibile. I set designer non costruivano semplicemente stanze, costruivano metafore visive di stati mentali. I luoghi venivano sovraccarichi — di dettagli che confondono, inquietano. Questo si differenziava fondamentalmente dal design funzionale di Ealing.
Il declino dopo il 1951 fu anche economico — le produzioni erano costose e il gusto cambiò — ma anche ideologico. La nuova onda britannica voleva autenticità, non teatro psicologico in seta. Oggi, tuttavia, i direttori della fotografia che lavorano con tensione psicologica e drammaturgia del colore vedono nei film Gainsborough un manuale: come rendere visibile l'invisibile — senso di colpa, follia, desiderio proibito — attraverso luce, composizione e sovraccarico. Questo non è dimenticato; viene riscoperto, quando il codice richiede nuovamente profondità anziché realismo superficiale.