Studio cinematografico a sud di Roma (fondato 1937) — concorrente di Cinecittà e culla del genere italiano. Centro di produzione più agile e sperimentale.
A sud di Roma, nel 1937, nacque uno studio cinematografico che si sviluppò fino a diventare la seconda forza del cinema di genere italiano. Mentre Cinecittà, come impresa statale, fu dotata di grandi mezzi, Dinocittà operava su un registro diverso: più veloce, più economico, più flessibile. Qui giravano registi e produttori per i quali non contava il prestigio, ma la velocità e la redditività. Lo studio divenne il luogo di produzione di quei B-movie, film di sfruttamento e sperimentazioni di genere che caratterizzarono il cinema italiano del dopoguerra.
L'infrastruttura era più modesta rispetto a Cinecittà, ma proprio questo rendeva Dinocittà interessante. Piccoli set potevano essere riconvertiti rapidamente, le aree esterne servivano più volte al giorno a diverse produzioni. Registi come Bava, Corbucci e altri venivano qui quando dovevano girare horror a basso budget, fantascienza o spaghetti western, non perché fossero artisti inferiori, ma perché il budget era diverso e le condizioni di lavoro più improvvisate. La tecnica di ripresa doveva essere pratica: meno luci, setup più rapidi, rinuncia a lunghi tempi di illuminazione. La cinematografia divenne più diretta, a volte più grezza, ma spesso anche più innovativa, perché la creatività doveva superare gli ostacoli.
Dinocittà era anche uno spazio sociale: tecnici, attori e troupe imparavano qui il loro mestiere sotto pressione. Lo studio scomparve in seguito, ma il suo spirito rimase presente nel cinema di genere italiano. I film che vi furono prodotti mostrano un'estetica particolare: colorazione diretta, illuminazione pratica, velocità al posto della perfezione. Chi comprende la produzione di quest'epoca, comprende anche come i limiti di budget diventino caratteristiche stilistiche, una conoscenza che rimane rilevante ancora oggi nel cinema a basso budget. Dinocittà simboleggia il lato del cinema italiano che non realizzava film d'arte, ma intrattenimento sotto vincoli reali.