Maschera automatica calcolata sottraendo due fotogrammi — isola il soggetto rimuovendo lo sfondo senza rotoscopia manuale. Efficace in ambienti controllati.
Due riprese identiche, una con l'oggetto, una senza: da questa costellazione nasce la maschera di differenza in modo completamente automatico. Il compositore sottrae pixel per pixel: dove le due immagini si equivalgono, il risultato è nero (nessuna differenza = trasparente). Dove si trova l'oggetto, rimane bianco (differenza = opaco). Questo risparmia ore di lavoro di rotoscoping, se le premesse sono corrette.
La pratica sul set è fondamentale: la telecamera deve essere su un treppiede, l'illuminazione costante, lo sfondo statico. Sono necessarie esattamente due riprese: una con il personaggio/l'oggetto di scena, una senza. Anche un movimento minimo della telecamera, un tremolio delle luci o il vento tra gli alberi distruggono il calcolo. Ho visto spesso produzioni dimenticare queste varianti di ripresa; poi ci si ritrova bloccati in fase di montaggio. Meglio: segnare la seconda ripresa con una ciak, in modo che sia chiaro cosa sia materiale di differenza. La distanza tra le due riprese dovrebbe essere minima: girare il più possibile una subito dopo l'altra, in modo che variazioni di luce o ombre non si intromettano.
Nel compositing, la maschera di differenza viene calcolata tramite una semplice sottrazione o operazioni di sovrapposizione (Over). Alcuni compositori preferiscono matcher basati sulla correlazione, che compensano piccoli spostamenti. Il rumore nel sensore della telecamera diventa quindi un problema: più alta era la ISO, più sporca la maschera risultante. In tali casi, un leggero sfocato (blur) sulla maschera stessa aiuta a levigare gli artefatti, oppure si utilizzano valori di soglia (threshold) per catturare solo differenze significative. Con uno sfondo verde (greenscreen) questa procedura funziona meglio, perché la differenza è maggiore e c'è meno suscettibilità al rumore.
Caso d'uso tipico: isolare un personaggio davanti a uno sfondo statico con un bordo preciso, senza dover ridisegnare capelli o vestiti pixel per pixel. Anche in inquadrature VFX, dove sono stati sovrapposti marcatori di tracking o sono necessari riferimenti di illuminazione, la maschera di differenza aiuta a isolarli in modo pulito. Per scene complesse e in movimento con luce variabile, tuttavia, il metodo è inadatto. In questi casi, le procedure di keying (come il keying primario o secondario) sono la scelta migliore.