Profondità di campo: l'area davanti e dietro il punto di fuoco che appare nitida. Determinata dall'apertura, dalla lunghezza focale e dalla distanza di messa a fuoco.
Dettagli Tecnici
La profondità di campo si calcola con la formula: PdC = 2Nc(f/F)², dove N è il numero di diaframma, c il circolo di confusione (0,025mm su pellicola 35mm), f la distanza di messa a fuoco e F la lunghezza focale. Con un obiettivo da 50mm, un'apertura di f/2.8 e una distanza di messa a fuoco di 3m, la profondità di campo è di circa 60cm. Obiettivi grandangolari da 14mm producono una profondità di campo 3-5 volte maggiore rispetto a teleobiettivi oltre i 100mm, a parità di impostazioni. I diottri split consentono diverse aree di messa a fuoco all'interno di un'immagine senza modificare l'apertura.
Storia & Sviluppo
Nel 1941, Orson Welles stabilì la tecnica del Deep Focus in "Quarto Potere" con Gregg Toland, che raggiunse per la prima volta una nitidezza continua da 0,5m all'infinito attraverso un'apertura di f/8-f/11 e un grandangolo da 28mm. Già nel 1939, Jean Renoir sperimentò la profondità di campo attraverso movimenti di oggetti tra i piani dell'immagine in "La Regola del Gioco". La Nouvelle Vague, a partire dal 1959, ridusse consapevolmente la profondità di campo a un intervallo di 10-30cm, utilizzando lunghezze focali maggiori e aperture più ampie.
Uso Pratico nel Cinema
Stanley Kubrick utilizzò in "Barry Lyndon" (1975) obiettivi Zeiss f/0.7 sviluppati dalla NASA per una profondità di campo estremamente ridotta in scene illuminate a lume di candela. Sergio Leone componeva sistematicamente nei suoi western tre piani dell'immagine: primissimi piani in primo piano, spazio d'azione in secondo piano, paesaggio sullo sfondo. Blockbuster moderni come "Mad Max: Fury Road" utilizzano la profondità di campo per l'orientamento nelle sequenze d'azione: primo piano nitido per i protagonisti, sfondo sfocato e mosso per dare un senso di velocità.
Confronto & Alternative
La profondità di campo si differenzia dal bokeh per una componente spaziale misurabile anziché una qualità di sfocatura puramente estetica. Il Rack Focus sposta i piani di messa a fuoco nel tempo, mentre lo Split Focus rende nitidi contemporaneamente più piani. Tecnologie basate su CGI come il Post-Focus di Lytro consentono di spostare la messa a fuoco in post-produzione, ma non raggiungono la qualità ottica della profondità di campo pratica. Il Focus Pulling rimane lo standard nei lungometraggi, mentre l'autofocus sta aumentando nei documentari.