Mal di testa, nausea, vertigini dalla visione stereoscopica — conflitto convergenza-accomodazione. Risultato di scarsa gestione della profondità o calibrazione errata.
Chi gira in 3D conosce il problema: gli spettatori escono dalla sala con mal di testa, alcuni riferiscono vertigini o nausea. Non è un caso né un difetto del film in senso classico: è una reazione fisiologica a segnali contraddittori che l'occhio e il cervello devono elaborare. Il conflitto nasce perché gli occhi mettono a fuoco su piani diversi, mentre la convergenza (gli assi visivi) punta in un'altra direzione. Il tuo occhio vuole guardare contemporaneamente vicino e lontano: questo porta a sforzo, affaticamento e, negli spettatori sensibili, ai classici sintomi della "malattia del 3D".
In pratica, questo accade soprattutto a causa di una gestione errata del budget di profondità. Se imposti una parallasse positiva o negativa troppo aggressiva — cioè, se posizioni gli oggetti troppo davanti o troppo dietro lo schermo — costringi l'occhio a angoli di convergenza estremi. Diventa particolarmente problematico se il punto di parallasse zero (il piano in cui le due immagini della telecamera sono congruenti) salta continuamente o è impostato in modo completamente errato. Ho visto produzioni in cui il DP non aveva calibrato la baseline stereo: il risultato era inguardabile. Anche gli errori del motion control possono scatenare questo: se le due serie di telecamere non si muovono in perfetta sincronia o la convergenza non viene adattata in modo sufficientemente fluido, si crea un rumore visivo che il cervello percepisce come fastidioso.
I rimedi pratici sono semplici, ma richiedono tempo. Primo: la convergenza e la baseline devono essere controllate singolarmente per ogni scena. Non impostarle in modo generico. Secondo: il budget di profondità deve essere conservativo — meglio rimanere sottili che diventare troppo spettacolari. Terzo: durante il montaggio, dovrebbero essere evitati tagli 3D aggressivi; i tagli sullo stesso piano di profondità riducono notevolmente il disagio. Quarto: le proiezioni di prova non sono opzionali, ma obbligatorie. Se il dieci percento del gruppo di prova segnala disturbi, hai un vero problema. E infine, come DP, dovresti avere un sistema di monitoraggio — non solo il controllore sul set, ma anche un controllo di qualità regolare della composizione stereo finale, idealmente in sala cinematografica stessa, non solo nella sala di anteprima DCP.
La "malattia del 3D" non è un destino inevitabile: è un segno di negligenza artigianale. Chi rispetta le regole, la supererà.