Montaggio dove la sequenza funziona allo stesso modo in avanti e indietro — simmetria perfetta senza rottura narrativa. Tecnica sperimentale per videoclip.
Se si inverte una sequenza di montaggio di 180 gradi — cioè la si riproduce al contrario — si ottiene lo stesso effetto emotivo o ritmico di quando la si riproduce in avanti. Questo è il principio del procedimento a 360 gradi. Nessun punto di rottura, nessun momento in cui l'occhio o l'orecchio notano un vuoto contenutistico. Il montaggio funziona in modo palindromico, e proprio qui risiede il fascino sperimentale: si costruisce una sequenza di montaggio che è simmetrica come un cristallo.
Sul set o in fase di montaggio, si lavora qui con una rigorosa parallelità visiva. Se si effettua un pan da sinistra a destra in un'inquadratura, l'inquadratura speculare dovrà successivamente andare da destra a sinistra. I tagli nelle curve di luminosità dovrebbero cadere in modo simmetrico. La musica — se presente — viene spesso composta essa stessa in modo palindromico o almeno strutturata ritmicamente in modo tale che un taglio al contrario risulti ugualmente "coerente". La tempistica delle transizioni è cruciale. Mezzo fotogramma di troppo, e la simmetria si rompe. La tecnica richiede una precisione quasi ossessiva.
In pratica, il procedimento si incontra soprattutto nel cinema sperimentale musicale o astratto — pensate a lavori strutturalisti o generati al computer, dove la forma è più importante della narrazione. Il metodo costringe a pensare il film come un oggetto spaziale, non come una storia temporale. Lo si scrive, si traccia una linea centrale, e tutto ciò che segue è lo specchio di ciò che precede. Questo crea una strana quiete, quasi una meditazione. Lo spettatore percepisce la simmetria, anche se non la analizza consciamente — un'architettura subliminale.
Praticamente, il procedimento è laborioso. Sono necessari materiali complementari: positivi e negativi, avanti e indietro. Nel montaggio digitale si copia la sequenza, la si inverte e la si sovrappone — poi si rifinisce dettaglio per dettaglio. Piccoli errori si ingigantiscono immediatamente, perché l'asimmetria salta subito all'occhio. Molti montatori evitano il procedimento proprio per questo motivo: il tasso di errore è alto, il carico di lavoro enorme. Ma chi lo padroneggia, crea qualcosa di insolito — un film che ruota su se stesso.