Ingrandimento ottico di negativi in formato ridotto (16mm, Super-16) a 35mm per la distribuzione in sala. Metodo storico per produzioni a basso budget.
Giri in 16mm o Super-16 — pellicola più economica, macchina più maneggevole, perfetta per lavori a basso budget. Ma la distribuzione, i cinema: vogliono il 35mm. Qui entra in gioco il blowup. Prendi il tuo negativo 16mm nella macchina di ingrandimento ottico, ed esce un film in 35mm — teoricamente pronto per il cinema. Per decenni è stata l'unica possibilità di proiettare su grande schermo da un formato più piccolo.
La tecnica in sé è semplice, ma insidiosa. Una speciale macchina da blowup — essenzialmente un massiccio impianto ottico con lenti di precisione — proietta il tuo originale 16mm su nuova pellicola negativa 35mm. Il problema: non solo raddoppi la superficie dell'immagine, ma anche ogni granello, ogni errore di messa a fuoco, ogni sovraesposizione dall'originale. Una ripresa pulita e dettagliata in 16mm diventa un discreto blowup in 35mm; un originale grezzo e granuloso diventa un disastro. Il grana — è sempre stata la debolezza visibile. Mentre il negativo 35mm è naturalmente più finemente strutturato, in un blowup si vede chiaramente che è stato ingrandito.
Negli anni '70 e '80 molti documentaristi e produttori indipendenti lavoravano proprio così: giravano in 16mm perché l'attrezzatura era più mobile e accessibile, poi ingrandivano per la distribuzione e il cinema. Potevi contare sul fatto che la proiezione cinematografica funzionasse — i blowup erano consolidati, la macchina distributiva conosceva queste copie. Ma era sempre un compromesso: l'immagine finita aveva un look caratteristico più morbido e granuloso rispetto al 35mm nativo. Alcuni cineasti lo accettavano consapevolmente o addirittura imparavano a sfruttarlo — il carattere ottico diventava una firma.
Oggi il metodo è praticamente morto. Il Digital Intermediate e il DCP l'hanno reso obsoleto. Nessuno ingrandisce più il 16mm su pellicola 35mm, perché la distribuzione è da tempo digitalizzata e la catena di ripresa lavora comunque in 2K o 4K. Ma chi gira ancora su pellicola vera — caso raro — e ha bisogno di un classico upscale di formato, lo fa nel DI, non otticamente. Retrospettivamente, il procedimento di blowup è però una parte importante della storia del cinema: ha permesso a produzioni con budget limitato di raggiungere un pubblico cinematografico. Le tracce visibili — quell'aspetto granuloso e morbido — sono oggi un marcatore affidabile per i film di quell'epoca.