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Campo medio
Macchina da presa

Campo medio

Close Shot
Murnau AI illustration
close up detail

Inquadratura dal collo in su — mostra l'espressione del volto e la reazione emotiva. È la misura standard del dialogo e dei momenti intimi, e un rifugio quando i campi più larghi non reggono.

Il primo piano — in inglese close-up o close shot — è un'inquadratura che mostra il volto dal collo in su o un singolo oggetto con grande dettaglio. È la più intima di tutte le dimensioni di inquadratura: mimica facciale, microespressioni, un angolo della bocca che si contrae — tutto ciò che si perde nel piano americano diventa qui ineludibilmente visibile. Il primo piano è lo strumento standard per il dialogo, la reazione emotiva e l'identificazione con un personaggio. I DP (Direttori della Fotografia) parlano di tight close-up, quando solo occhi e bocca sono nell'inquadratura, e di medium close-up (MCU), quando spalle e parte superiore del torace sono ancora visibili.

Realizzazione Tecnica

Per un classico primo piano si utilizza un obiettivo tra 50 mm e 135 mm — con focali più corte (sotto i 35 mm) i volti si distorcono spiacevolmente („naso a patata"). La profondità di campo è critica nei primi piani: a T2.8 con un obiettivo da 85 mm, la profondità di campo a un metro di distanza è di soli circa 2 centimetri — il 1st AC (assistente operatore) deve mettere a fuoco precisamente sugli occhi e seguire il fuoco con il minimo movimento dell'attore. L'apertura determina contemporaneamente la separazione dallo sfondo: un'apertura larga (T1.4 o T2) stacca completamente il volto dallo sfondo, un'apertura chiusa (T8) mostra nitida anche l'ambiente circostante — il DP decide se lo spettatore debba vedere dove si trova il personaggio, o se conti solo il volto.

Uso Drammaturgico

Il primo piano è il mezzo primario dell'escalation emotiva. Se una scena inizia in un campo lungo e si condensa attraverso un piano americano fino a un primo piano, lo spettatore percepisce fisicamente la crescente intimità o minaccia. La Passione di Giovanna d'Arco (1928) di Carl Theodor Dreyer è composta quasi interamente da primi piani — un esempio estremo che dimostra come il primo piano da solo possa sostenere un film. Sergio Leone lavorava con estrema dinamica: campo lungo su primo piano senza stacco — il jump in scale (salto di scala) provoca uno shock visivo. Nel montaggio moderno, il primo piano è spesso dosato più parcamente: un film che passa troppo presto al primo piano non ha più una progressione per il momento cruciale.

Il Primo Piano come Rifugio

Un segreto pratico sul set: il primo piano è la salvezza quando l'inquadratura larga non funziona. Lo sfondo è brutto? Il campo lungo è impossibile per mancanza di oggetti di scena? Non c'è tempo per il complesso Master Shot? Allora la regia ricorre al primo piano — isola il personaggio e cancella il contesto problematico. Registi esperti pianificano consapevolmente questo rifugio: nel piano di coverage (copertura) c'è sempre un primo piano come rete di sicurezza. Lo svantaggio: un film che si affida troppo ai primi piani perde l'orientamento spaziale — lo spettatore non sa più dove si trovano i personaggi l'uno rispetto all'altro, e il peso emotivo del primo piano si esaurisce.

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