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Donne in pericolo
Teoria

Donne in pericolo

Women in Jeopardy (Genre)
Murnau AI illustration
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Sottogenere exploitation anni 70–80 — slasher incentrato su inseguimento e sofferenza di vittime femminili. Angoli voyeuristici come firma del genere.

Il termine non descrive un genere cinematografico in senso classico, ma una strategia di sottogenere che fiorì tra il 1970 e la metà degli anni '80 nei film exploitation americani ed europei. La meccanica è brutalmente semplice: protagoniste femminili o personaggi secondari vengono sistematicamente posti in scene di paura, inseguimento e lesioni fisiche. La cinepresa assume una posizione concettuale da aggressore, non sempre esplicita, ma strutturalmente chiara. Si filma la donna come oggetto di osservazione, non come soggetto agente.

Sul set funziona così: la composizione dell'immagine predilige inquadrature grandangolari da prospettiva bassa, spesso con Steadicam o camera a mano, per creare una dinamica di inseguimento. La frequenza del montaggio aumenta con ogni scena di paura. La luce viene utilizzata in modo restrittivo: lunghe ombre, figure isolate. I sound designer qui lavoravano con penetranti elementi ad alta frequenza e momenti di silenzio, che dovrebbero creare tensione, ma in realtà generano disagio. La musica, se presente, amplifica piuttosto che sottrarre. Ogni sequenza è calibrata per la massima efficacia voyeuristica.

Nel montaggio, il dilemma è chiaramente visibile: lecdoture parallele tra aggressore e vittima enfatizzano l'asimmetria anziché la suspense. I primi piani dei volti femminili in momenti di paura vengono mantenuti, non tagliati. Spesso non ci sono vere pause di montaggio: il montaggio lega lo spettatore nella posizione di un osservatore passivo, non di un testimone empatico. Questo si differenzia fondamentalmente dalle strutture thriller classiche come quelle di Hitchcock, dove l'identificazione con la figura minacciata è centrale.

Il panorama exploitation degli anni '70-'80 era caratterizzato da questa trovata di sottogenere, ben visibile nelle varianti italiane del Giallo, negli adattamenti europei di slasher e nel primo boom degli slasher americani. Ciò che questi film rivelavano, in parte inconsciamente, in parte consapevolmente: la cinepresa stessa diventa l'aggressore. Questo non è un elemento narrativo, ma una struttura formale. Per i cineasti moderni, è rilevante meno come caso storico che come monito: quanto facilmente le meccaniche di genere possano trasformarsi in oggettivazione quando il posizionamento della cinepresa non viene riflesso. Alcuni film di genere e opere horror contemporanee affrontano esplicitamente questa questione, rendendo la struttura voyeuristica stessa il tema, interrompendo così la riproduzione acritica.

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