Termine francese per il cinema muto — film senza sonoro sincronizzato, circa 1895–1929. Orchestra dal vivo, didascalie, linguaggio visivo puro.
Il cinema muto costringeva direttori della fotografia e registi a una precisione visiva oggi spesso sottovalutata. Senza suono, ogni movimento, ogni sguardo, ogni gesto doveva portare avanti la narrazione — non era una mancanza, ma una concentrazione radicale sulla composizione dell'immagine. La macchina da presa si avvicinava, i tagli erano più ritmici, l'illuminazione più drammatica, perché doveva parlare da sola.
In pratica, sul set significava questo: gli attori lavoravano con un linguaggio del corpo e mimica facciale estremi. Uno sguardo in macchina, un movimento del capo, un gesto della mano — questi erano gli strumenti. I titoli di intermezzo interrompevano regolarmente le immagini, motivo per cui il montaggio e la tempistica della costruzione del dialogo funzionavano in modo completamente diverso rispetto al film sonoro. Come direttore della fotografia, si dovevano impostare i rapporti di luce e composizione in modo che l'informazione emotiva rimanesse leggibile anche a 10 metri di distanza — non era possibile rifugiarsi in primi piani per psicologizzare. Il trucco, i costumi, le scenografie erano mezzi narrativi allo stesso livello della recitazione stessa.
La musica del film era dal vivo — un pianista o una piccola orchestra suonava al cinema parallelamente alla proiezione. Questo modificava la velocità del montaggio: i tagli dovevano sottomettersi al pulsare musicale, non viceversa. La messa in scena della luce si orientava spesso su una sorta di sequenza melodica di immagini. I contrasti chiaro-scuro sottolineavano direttamente la tensione drammaturgica, senza l'ausilio del sound design.
Per il lavoro odierno sul set, il cinema muto è un manuale: chi capisce come Wim Wenders o Lars von Trier lavorano con un livello sonoro minimo, attinge spesso inconsciamente a questi principi. Lo sguardo si affina. Si impara che la composizione dell'immagine porta significato, non si limita a illustrare. Anche il moderno slow cinema o gli esperimenti sul film muto (come le opere di Straub-Huillet) dimostrano: l'assenza di suono non è un difetto storico, ma una decisione estetica con una propria forza.