Western che decostruisce la mitologia del genere — violenza, colonialismo, razzismo esposti. Eroi si sgretolano, ideologia di frontiera messa in questione.
Il western si era da tempo consolidato come fondamento mitico del cinema americano, quando alcuni registi, a partire dagli anni '60, vollero smantellarlo sistematicamente. Il genere era diventato troppo pulito — la narrazione della frontiera troppo levigata. Sam Peckinpah fu tra i primi a capire che non si poteva ignorare il costrutto mitico, ma bisognava attaccarlo frontalmente. I suoi film mostrarono ciò che il western classico aveva nascosto: sangue che non appare eroico, ma distruttivo. La violenza divenne il tema stesso, non un ingrediente dell'azione.
Il movimento fondamentale del western problematico consiste nell'esporre e danneggiare le proprie convenzioni di genere. L'eroe perde il suo carisma — o mostra il suo lato oscuro. La frontiera non viene messa in scena come spazio di liberazione, ma come luogo di sfruttamento, di repressione, di menzogna. Lo stesso John Ford, nei suoi lavori più tardi, mostrò come un classico del genere possa seminare dubbi. Gli indiani non sono più nemici intercambiabili; sono vittime di una sistematica distruzione. I coloni sono invasori. Questa reinterpretazione non avviene tramite dialoghi esplicativi, ma tramite la composizione dell'immagine, il ritmo del montaggio, la musica — attraverso il linguaggio formale che il western ha ereditato.
Sul set e in montaggio, nel western problematico si lavora contro le aspettative del genere. La quiete prima del duello non viene filmata come tensione, ma come assurdità. La macchina da presa indugia sui morti, ne mostra la vulnerabilità. La classica musica eroica viene ironizzata o del tutto omessa — o viene usata dove appare cinica. In pratica, ciò significa che ogni decisione estetica deve assumere una posizione opposta alla tradizione western. È più faticoso dell'imitazione di genere, perché si deve conoscere l'originale per sabotarlo.
Il western problematico non è anti-western — sarebbe troppo semplice. È un dialogo critico del genere con se stesso. Utilizza i codici del western (paesaggio, fucile, ambientazione di frontiera) per delegittimare proprio quei codici. I lavori più tardi mostrano: non ci sono eroi nobili, solo uomini interessati. Non c'è una causa giusta, solo potere. Il genere viene decostruito dall'interno — non tramite rifiuto intellettuale, ma tramite immagini visibili e tangibili. Questo è il compito principale del western problematico: mostrare le menzogne in modo bello, affinché vengano riconosciute.