Movimento d'avanguardia giapponese degli anni 60 — cinema sperimentale con fotografia, performance e proiezione. Dissolse i confini tra cinema, fotografia fissa e teatro.
L'avanguardia giapponese degli anni '60 creò con Katsudô-Shashingeki (活動写真劇) una forma ibrida radicale che fondeva fotografia, proiezione e performance — non per caso, ma per necessità concettuale. Il termine stesso rimanda alle radici: katsudô (活動, movimento) e shashingeki (写真劇, dramma fotografico). Non si trattava di fare film migliori, ma di decostruire le categorie stesse.
Sul set e nella camera oscura, questi artisti lavoravano con le proiezioni come interventi spaziali — non come mera riproduzione su schermo. Posizionavano fotografie nello spazio tridimensionale, le bombardavano con più proiettori, sovrapponevano immagini in movimento a momenti statici. Il risultato era un'opera che era contemporaneamente fotografia (poiché spesso statica, bidimensionale) e film (poiché proiettata, temporale) — eppure né l'una né l'altra. La performance avveniva dal vivo davanti e con la proiezione, non come dramma narrativo, ma come esplorazione del materiale. Corpo, luce e fotogramma diventavano un'equazione.
Per la pratica, ciò significava: non si lavorava con sequenze di immagini nel senso classico del montaggio. Invece, si costruivano scenari installativi in cui singole immagini fotografiche venivano animate dalla proiezione, decostruite dalla sovrapposizione e destabilizzate dalla presenza corporea. La macchina da presa — se mai veniva utilizzata — era parte di questo gioco di decostruzione, non il suo centro. L'esposizione, la materialità del film e della proiezione stessa diventavano il tema, non una tecnica trasparente.
Questo movimento non ebbe un'ampia risonanza commerciale, ma la sua logica si diffuse nel cinema sperimentale ben oltre il Giappone. Aprì la strada ad artisti che in seguito navigarono tra video, installazione e cinema — la dissoluzione dei confini era il punto. Nel contesto dell'avanguardia contemporanea (vedi anche: Fluxus, fotografia sperimentale degli anni '60), Katsudô-Shashingeki segnò il momento in cui gli artisti giapponesi non copiavano la modernità occidentale, ma distillavano e ricomponevano radicalmente pratiche mediali proprie dalla storia dei media della loro cultura.