Processo anamorfco degli anni 50 — rivale del Cinemascope. Raramente usato, oggi reliquia storica.
A metà degli anni '50, ogni produttore di cineprese voleva il proprio formato widescreen — e Illusion-O fu un tentativo del genere, sebbene con una tecnica bizzarra. Il sistema utilizzava un obiettivo anamorfico che comprimeva la risoluzione orizzontale, combinato con un sistema di specchi che avrebbe dovuto gestire la compensazione nel processo di ripresa stesso. Sembra innovativo, ma in pratica fu un incubo: la compensazione a specchio portò a perdite di luce e contrasto, la complessità ottica era poco redditizia, e altri formati — soprattutto Cinemascope — avevano da tempo conquistato il mercato.
Dove Cinemascope puntava su sistemi anamorfici collaudati e offriva una proiezione cinematografica standardizzata, Illusion-O tentò una soluzione intermedia. Il risultato: minore luminosità, costi di produzione più elevati, pochissimi cinema con l'attrezzatura necessaria. Un operatore di macchina dell'epoca avrebbe considerato questo formato poco pratico — poca luce per le emulsioni cinematografiche dell'epoca, troppa velocità necessaria per lavorare anche solo in modo esposibile. La compensazione a specchio avrebbe dovuto risolvere problemi di lunghezza focale, ma portò ad aberrazioni e a sfasamenti cromatici imprevedibili.
Oggi Illusion-O è un puro oggetto da collezione e un tema di ricerca digitale. Se ti imbatti in materiale d'archivio — immagini widescreen sovraesposte, a basso contrasto della fine degli anni '50 con una strana qualità ottica — potrebbe esserci Illusion-O dietro. Storicamente interessante, praticamente obsoleto. Rimane un esempio del fatto che l'audacia tecnica da sola non basta: il mercato seguì la soluzione che funzionava, non quella più complicata.