Telecamera amatoriale portatile 16 mm precoce (1920-1950) — permetteva ai civili di girare senza studio. Precursore dei moderni handycam e movimento DV.
Le cineprese amatoriali portatili da 16 mm degli anni '20, '30, '40 e '50 rivoluzionarono la ripresa cinematografica non per genialità tecnica, ma per democratizzazione. Improvvisamente non servivano più studi, impianti elettrici o operatori di macchina sindacalizzati: si prendeva la cinepresa, si caricava la pellicola e si documentava la famiglia, i viaggi, gli eventi. Fu una rivoluzione.
Le macchine stesse erano costruite in modo robusto: motore a molla invece di alimentazione elettrica, semplice regolazione del diaframma tramite ingranaggio, obiettivi con una lunghezza focale compresa tra 12 e 25 mm. La pellicola scorreva su bobine da 400 piedi, il che significava circa 10-11 minuti di ripresa per bobina. Chi voleva girare più a lungo doveva cambiare bobina, il che portava inevitabilmente a una sorta di mentalità di montaggio naturale nella mente dell'amatore. Non si era pigri nel montaggio perché si lavorava comunque con delle pause.
Per noi oggi sul set è importante capire: queste cineprese stabilirono il principio dell'"osservazione continua" invece della messa in scena. L'amatore girava e basta, perché la pellicola era costosa, ma non così costosa come il tempo in studio. Questo portò a un'estetica diversa, meno composta, più vicina alla percezione documentaristica. Ecco perché i registi che cercano un'estetica "handheld" o un look "found footage" ricorrono inconsciamente a principi simili.
La profondità di campo di queste cineprese era maggiore rispetto ai 35 mm, perché il sensore/formato pellicola più piccolo lo permetteva: in pratica, significava dover mettere a fuoco meno criticamente, avere più margine di manovra. Il contrasto era spesso piatto, la resa cromatica (nei modelli a colori) poco spettacolare, ma incisiva e caratteristica. Esattamente ciò che cercarono in seguito i cineasti di Dogma 95 e i minimalisti digitali.
È interessante notare che la transizione dal film amatoriale da 16 mm al videoregistratore VHS degli anni '80, e poi alla tecnologia DV, non fu una rottura, ma una continuità. Il modello mentale "piccola cinepresa, grande libertà" si è affermato attraverso tutte le generazioni. Chi oggi sperimenta con una cinepresa da smartphone segue ancora inconsciamente questo filone genetico.