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Grupo Ukamau
Teoria

Grupo Ukamau

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Collettivo boliviano (1966–anni 80) — Jorge Sanjinés, Óscar Soria. Cinema come arma politica contro l'imperialismo.

Alla fine degli anni '60, a La Paz, si formò un collettivo cinematografico che concepiva il cinema radicalmente come strumento di trasformazione sociale — non come forma d'arte fine a sé stessa, ma come arma contro lo sfruttamento strutturale. Jorge Sanjinés e i suoi collaboratori (tra cui il direttore della fotografia Óscar Soria) lavoravano secondo un principio: il film appartiene al popolo, non al capitale. Giravano in 16mm, con troupe mobili, senza la sicurezza degli studi — perché la mobilità significava libertà e l'improvvisazione garantiva autenticità. Il loro approccio non era documentaristico nel senso classico, ma drammatico-agitatorio: costruivano scene narrative che rendevano visibile l'invisibile — la quotidiana annientamento dei lavoratori indigeni, i meccanismi dello sfruttamento coloniale nelle regioni minerarie della Bolivia.

La forza risiedeva nel metodo. Il collettivo non girava sugli oppressi, ma con loro, spesso nelle loro lingue madri (Quechua, Aymara). Il montaggio non seguiva un ritmo commerciale, ma politico: lunghe sequenze che inducevano alla riflessione, nessuna manipolazione tramite musica o tagli veloci. La macchina da presa era fissa, osservatrice, a volte persino statica — come se testimoniasse, non seducesse. Film come Yawar Mallku (1969) o El coraje del pueblo (1971) nacquero in condizioni di estrema censura e pericolo fisico; Sanjinés fu più volte costretto all'esilio.

Ciò che distingueva il Grupo Ukamau dal cinema d'avanguardia europeo o dal film di propaganda sovietico era una differenza cruciale: non volevano manipolare la massa, ma organizzarla. Il film era uno strumento di organizzazione — veniva proiettato nei villaggi dei minatori, discusso, doveva portare all'azione. Questo non è la stessa cosa dell'Agitprop. Era cinema militante con uno sguardo sociologico, consapevole del montaggio come Eisenstein, ma territorialmente radicato, specificamente anti-imperialista e in questa concretezza radicale.

Il collettivo si sciolse negli anni '80, quando la situazione politica si inasprì e i membri si dispersero. Ma la sua influenza sul cinema politico latinoamericano rimase strutturante — dimostrò come il linguaggio visivo, il ritmo del montaggio e il metodo di produzione non siano neutrali, ma combattano ideologicamente e materialmente. Chi oggi parla di cinema decoloniale o cinema partecipativo si muove su un terreno che il Grupo Ukamau aveva già cartografato.

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