Sistema di registrazione digitale sperimentale degli anni 80 — alternativa precoce alle telecamere analogiche. Tentativi di Sony fallirono per viabilità economica e qualità immagine.
I sistemi di registrazione elettronica dei primi anni '80 furono un istruttivo vicolo cieco nella storia della cinepresa — Sony, Panasonic e alcuni produttori minori sperimentarono metodi di cattura digitale o semi-rasterizzata delle immagini, destinati a bypassare la grana della pellicola. Il retroscena tecnico: si voleva combinare l'estetica video (fluida, immediatamente disponibile) con la qualità d'immagine del film. Il risultato non fu né carne né pesce.
Praticamente funzionava così: invece di celluloide o, successivamente, sensori CCD come nelle moderne cineprese digitali, si utilizzavano sistemi a tubo sperimentali o primi sensori di immagine elettronici che leggevano la luminosità e la scrivevano direttamente su nastro magnetico o supporti dati digitali proprietari. La risoluzione si collocava tra il video broadcast e il film da 35 mm — teoricamente circa 1000 linee, in pratica significativamente al di sotto a causa della compressione e del rumore elettronico. Lo spazio colore e la dinamica erano limitati; la resa cromatica appariva artificiale, specialmente nelle ombre e nelle alte luci. Sul set, ciò significava: tempi di caricamento più lunghi, nessun feedback del mirino ottico come con la pellicola, e in fase di montaggio si doveva combattere con il banding digitale e gli artefatti di compressione.
Perché fallì? In primo luogo, i sistemi erano costosi — non più economici di una buona attrezzatura da 16 mm, ma senza la sua qualità d'immagine. In secondo luogo, era necessaria un'hardware di montaggio specializzato; il materiale grezzo non era facilmente trasferibile. In terzo luogo, le riprese di prova trasmesse in TV mostravano differenze evidenti rispetto alla pellicola vera o al materiale video consolidato. L'industria non aveva alcun desiderio di un compromesso — i documentaristi preferivano usare video in qualità SD (più economico), i produttori di lungometraggi si affidavano alla pellicola.
Il sistema rimane storicamente interessante come precursore delle moderne cineprese cinematografiche digitali. Dimostrò che la cattura elettronica delle immagini è in linea di principio possibile, ma solo quando la tecnologia è sufficientemente matura — cioè sensori con un vero gamma dinamico, compressione senza perdita e flussi di lavoro standardizzati. Ciò avvenne solo 15-20 anni dopo con la RED ONE e sistemi simili.
Oggi questi sistemi si vedono solo negli archivi o nelle collezioni retrospettive di tecnologia cinematografica. Per il lavoro pratico sul set sono irrilevanti — ma documentano un punto importante: la tecnologia non deve solo funzionare, ma anche essere economicamente e creativamente sensata.