Distanza misurabile dal punto più vicino al più lontano ancora accettabile — critico per follow-focus. Calcolato con distanza iperfocale.
Sul set, la messa a fuoco non funziona in modo binario: o a fuoco o sfocato. C'è una zona intermedia in cui l'occhio percepisce ancora la nitidezza. Questa profondità di campo è la distanza misurabile tra il punto più vicino e quello più lontano che viene ancora riprodotto in modo accettabilmente nitido. Per il focus puller, questo non è un concetto accademico, è la zona di lavoro. Più questa zona è stretta, più precisa deve essere la manovra di messa a fuoco. Più è ampia, più margine di manovra c'è con il follow-focus.
La dimensione della profondità di campo dipende da tre fattori: diaframma, lunghezza focale e distanza dal piano di fuoco. Un diaframma aperto (f/1.4) riduce la zona in modo estremo, spesso solo pochi centimetri a distanze normali. Con un ritratto sul set, si rischia rapidamente di perdere la messa a fuoco. Un diaframma chiuso (f/5.6, f/8) estende notevolmente la zona, dando improvvisamente margine di manovra. La distanza iperfocale è uno strumento: focalizzando a una certa distanza e utilizzandola correttamente, la profondità di campo si estende in modo massimamente simmetrico. Questa è l'arma segreta per la messa a fuoco statica senza follow-focus.
Lunghezze focali più lunghe (80mm, 150mm) comprimono la profondità di campo, il che è problematico soprattutto nei primi piani. Grandangoli (24mm, 35mm) la estendono. Non è un caso: ecco perché si preferiscono le ottiche fisse agli zoom quando la messa a fuoco è drammaticamente importante. Il circolo di confusione, ovvero la sfocatura accettabile che l'occhio legge ancora come nitidezza, è tipicamente di 25-40 micrometri sul sensore, ma nel cinema viene spesso calcolato in modo più conservativo.
In pratica: con inquadrature ampie e f/2.8 con un 50mm a 2 metri di distanza, si hanno circa 80-100 centimetri di profondità di campo, rilassati per i dialoghi. Con un 100mm a 1,5 metri e f/1.8? Appena 10 centimetri. Lì ogni millimetro diventa un dramma, il follow-focus è indispensabile. I moderni strumenti di misurazione digitale e il focus peaking aiutano a visualizzare questa zona sul monitor. Su pellicola servivano vecchie tabelle di profondità di campo ed esperienza. Entrambi funzionano ancora oggi.