Trama secondaria parallela alla storia principale che ne rafforza emotivamente il tema attraverso personaggi propri, una curva narrativa e plot point nel 15-20% della durata totale.
Dettagli Tecnici
La B-Story segue una propria curva di tensione con setup (pagine 12-17), sviluppo (pagine 45-60) e risoluzione (pagine 85-95) basata sullo standard di sceneggiatura di 110 pagine. Possiede propri punti di svolta che si differenziano dalla A-Story, ma vi contribuiscono tematicamente. I classici tipi di B-Story includono la storia d'amore, la relazione di mentore o il dramma familiare. La sottotrama dispone di almeno due personaggi autonomi con motivazioni separate e un arco narrativo concluso.
Storia e Sviluppo
Nel 1939, il teorico della sceneggiatura Syd Field introdusse l'analisi sistematica della B-Story, basata su studi di produzioni classiche di Hollywood. La RKO Pictures stabilì nel 1941 le prime linee guida per le storie, che prevedevano una sottotrama obbligatoria per tutte le produzioni A. Robert McKee precisò nel 1997 in "Story" la definizione moderna di B-Story: rafforzamento tematico della trama principale attraverso uno sviluppo emotivo parallelo. Le serie in streaming hanno ampliato il concetto dal 2010 a C-Story e D-Story per episodi della durata di 45-60 minuti.
Utilizzo Pratico nel Cinema
In "Casablanca" (1942), la storia d'amore Rick/Ilsa costituisce la B-Story della A-Story politica incentrata sui lasciapassare per il transito. "Die Hard" (1988) utilizza la crisi coniugale McClane/Holly come B-Story emotiva parallela alla trama principale d'azione. "Il Padrino" (1972) sviluppa la fondazione della famiglia di Michael Corleone come B-Story, che contrasta la sua trasformazione caratteriale nella A-Story. La B-Story inizia solitamente dopo l'incidente scatenante della A-Story e raggiunge il suo culmine prima dello scontro finale.
Confronto e Alternative
La B-Story si differenzia dal subplot per la sua centralità tematica: i subplot rimangono periferici, le B-Story rafforzano il tema principale. Le C-Story esistono come fili narrativi terziari in narrazioni più complesse, solitamente con il 5-10% di tempo sullo schermo. I film corali utilizzano strutture con più protagonisti invece della classica divisione A/B-Story. Le forme narrative minimaliste rinunciano deliberatamente alle B-Story per ottenere una focalizzazione narrativa.