Teoria del cinema degli anni '50 che identifica il regista come autore reale del film — oltre la sceneggiatura e lo studio. Origine: Truffaut 1954, ampliata da Sarris 1962.
La teoria dell'autore sposta la paternità nel cinema dalla sceneggiatura e dallo studio al regista. Sostiene che un film ha un creatore, e questa è la persona che impone la sua visione — di solito il regista, ma a volte anche un produttore (Selznick), un direttore della fotografia (Vittorio Storaro) o un montatore (Walter Murch).
Origine — Truffaut 1954
François Truffaut, allora critico ventunenne dei Cahiers du cinéma, pubblica nel 1954 il saggio "Une certaine tendance du cinéma français" — una polemica contro la pulita tradizione di studio del cinema francese. La tesi di Truffaut: solo i registi che concepiscono sceneggiatura e regia come un'unità sono autori. Alla "Tradition de qualité" (teatro filmato, dialoghi levigati, artigiani di studio anonimi) contrappone registi come Renoir, Bresson, Cocteau, Tati e Ophüls, che hanno stabilito uno stile personale riconoscibile attraverso più film.
Sarris 1962 — Importazione negli USA
Andrew Sarris traduce il concetto nel 1962 in "Notes on the Auteur Theory" per il discorso statunitense e propone tre criteri: competenza tecnica, stile personale e un "significato interiore" (interior meaning) coerente attraverso le opere. Sarris classifica quindi i registi di Hollywood in una famosa gerarchia — Hitchcock, Hawks, Ford, Welles in alto; Wyler, Wilder, Mankiewicz al centro; molti altri come "meno di quanto sembri". Questa lista ha scatenato una guerra.
Kael 1963 — La contro-tesi
Pauline Kael risponde nel 1963 con "Circles and Squares", smontando la teoria dell'autore come una costruzione romantica che ignora le realtà collaborative. Le sue argomentazioni principali: primo, i film sono opere collettive in cui sceneggiatore, direttore della fotografia, montatore e attori sono anch'essi portatori di stile. Secondo, lo schema dell'autore porta a sopravvalutare film mediocri di buoni registi solo perché rientrano nello schema stilistico. Il dibattito ha polarizzato permanentemente il campo — e ha rafforzato la teoria piuttosto che indebolirla, poiché è stata costretta a difese differenziate.
Estensione — Auteurismo DP, Auteurismo Produttore
Generazioni successive hanno esteso il concetto. Direttori della fotografia come Vittorio Storaro, Roger Deakins o Emmanuel Lubezki sono oggi considerati autori delle loro opere — il loro linguaggio visivo caratterizza i film in modo più riconoscibile del rispettivo regista. Produttori come David O. Selznick (Via col vento, Rebecca) o Megan Ellison (Annapurna Pictures) sono considerati produttori-autori perché impongono una linea d'opera coerente attraverso i progetti. L'auteurismo del montaggio, rappresentato da Walter Murch e Thelma Schoonmaker, si concentra sul ruolo creativo del montaggio nella visione finale.
Implicazione pratica oggi
Per la pratica cinematografica moderna, la teoria dell'autore è meno rilevante come strumento analitico, più come logica di marketing. L'era dello streaming ha intensificato il "brand" del regista: i pacchetti Netflix vengono venduti con nomi come Cuarón, Scorsese o Coppola, non con sceneggiatori o cast. Nel discorso sul cinema AI, la domanda riemerge: se un modello prende la maggior parte delle decisioni visive, chi è l'autore? La risposta si sta spostando attualmente — i primi autori AI come Bria Kessler o Dave Clark vengono etichettati così nel settore, senza che il termine sia ancora consolidato.