Formato raro tra Super 8 e 16mm — pellicola più stretta, migliore qualità di Super 8, grana fine. Nicchia del cinema sperimentale e archivi; praticamente estinto.
La pellicola da 28 mm si colloca in una strana zona grigia tra i formati consolidati. Oggi la si trova praticamente solo in archivi specializzati o presso artisti che sperimentano consapevolmente con materiale analogico. Il formato non è mai stato una standardizzazione industriale — è nato piuttosto per ragioni pragmatiche: i produttori di pellicole avevano bisogno di un mezzo tra Super 8 (troppo granuloso, durata troppo breve) e 16 mm (troppo costoso, troppo ingombrante per molte applicazioni). La larghezza di 28 mm consentiva durate maggiori rispetto al Super 8, con una migliore qualità ottica e attrezzature più maneggevoli rispetto al 16 mm.
Praticamente irrilevante sul set o in fase di montaggio — chi oggi gira in analogico sceglie o il Super 8 (estetica, convenienza, nostalgia) o passa direttamente al 16 mm (standard professionali, migliore archiviabilità). Il materiale da 28 mm si trova principalmente nei musei del cinema o nel restauro di vecchi filmati in formato ridotto degli anni '60 e '70. La perforazione è diversa da quella del Super 8, le bobine non sono compatibili con i proiettori standard. Ciò rende la digitalizzazione costosa e complessa.
Chiunque lavori comunque con il 28 mm — ad esempio in un contesto sperimentale o in progetti di found footage — deve affidarsi a laboratori specializzati. La grana si situa tra il Super 8 e il 16 mm; sotto la lente d'ingrandimento si rivela molta più struttura rispetto al Super 8, ma non la finezza del materiale 16 mm. Le pellicole a colori di quest'epoca possono aver sviluppato dominanti cromatiche; la conservazione è fragile. Chi digitalizza tale materiale dovrebbe lavorare con un'alta risoluzione ottica — almeno uno scan 2K, meglio 4K — per sfruttare al meglio la marginale nitidezza dell'immagine.
Nel contesto dell'archeologia cinematografica in formato ridotto e della pratica artistica, il 28 mm vive una piccola rinascita: gli artisti apprezzano la "via di mezzo" del formato come metafora e i frammenti di materiale come dichiarazione visiva. Tecnicamente, però, è un anacronismo. Chi oggi vuole lavorare con un'estetica analogica utilizza il Super 8 o passa a look simulati digitalmente — il 28 mm rimane una curiosità e una sfida di restauro allo stesso tempo.